- A Ghost's Name -
ciao a tutti voi che come me amate questi 4 dolci angeli!^^
Prima di tutto sottolineo che la mammina (grande donna) di queste celestiali
creature che sono Goku Sanzo Gojyo e Hakkai e tutta la loro storia è
Kazuya Minekura, e io mi sono limitata ad usare questi personaggi perché
li trovo semplicemente favolosi..
Questa è la prima ff che scrivo.. in realtà doveva concludersi
col primo capitolo, per lasciare libera interpretazione a chi legge, ma poi..
una personcina mi ha praticamente "schiavizzata" obbligandomi a
scrivere la conclusione, così sono nati i restanti capitoli.. Adesso
le sono profondamente grata per averlo fatto..magari poteva spronarmi in un
altro momento anziché sotto esame come ora! Che dire.. un consiglio
e basta: visto che sono corti corti non leggete solo il primo, perché
gli altri sono di gran lunga migliori!^^
Ah, aspetto tanti e tanti commenti, sia belli che brutti (qui si accetta tutto!!).
Buona Lettura!! -kla-
Le gambe non mi reggevano più…eppure continuavo a correre, senza sentire
stanchezza, senza che mi passasse anche solo per un istante per la mente l'idea
di fermarmi.
"Và via!Vattene,presto!"
"No" Ne urlai diversi di seguito, non volevo farlo, non volevo lasciarlo
lì.
Ma uno sguardo,uno solo, dopo tanti "Và, corri", agghiacciante,
mi fece iniziare questa corsa impacciata e lenta che continuavo anche quando
sentivo di non farcela più. Anzi, proprio allora mi appellavo a tutte
le mie forze, a quello sguardo serio, severo, che nascondeva una maschera
contratta dalla paura, ma che io vedevo benissimo. Paura non per sé
stessi, ma… E più di tutto mi appellavo a quel battito che faceva da
eco al mio. Quel battito debole ma forte che sembrava affannato anch'esso,
forse a causa del mio sforzo..
Mi fermai. D'improvviso mi fermai pensando che forse nella mia decisione di
andare oltre le mie forze non stavo facendo del male solo a me stessa. Appoggiata
ad un albero mi sfiorai quella pelle così in tensione che sembrava
strapparsi da un momento all'altro, al primo tocco. E quasi come una risposta
al mio segnale sentii… C'era e aveva bisogno di me, che avrei dovuto fare
la scelta giusta non solo per me, ma per entrambi. Una cosa estremamente difficile
da fare.
Alzai lo sguardo, tra i rami intravidi il monastero. Non potevo più
aspettare, non potevo rischiare… Mi si presentavano davanti scelte per salvare
chi amavo ma che contemporaneamente mettevano a rischio l'altro mio amore.
Sembrava che dovessi obbligatoriamente rinunciare a qualcosa, che non potessi
salvare entrambi, ma forse l'immagine di un fantasma, di qualcuno che esisteva
solo nella mia mente, dentro di me, sì, ma lontano dai miei occhi,
era più debole dell'immagine di due grandi occhi dorati. Scelsi così,
in un secondo, istintivamente, e non so dire se oltre a quella ci sarebbero
potute essere altre scelte più giuste, ma in quel momento non potevo
certo appellarmi alla ragione. Corsi ancora, senza ascoltare il mio fiatone,
e i battiti dei due cuori, uno più forte dell'altro, e le gambe stanche
e impedite.
Caddi sulle ginocchia alle porte del monastero, non capivo più niente,
mi sembrava di non riuscire più a respirare, l'aria bruciava terribilmente
attraversando la mia gola come se essa mi venisse attraversata da un ramo
di rovi. Credo che qualche bonzo si sia avvicinato per dirmi che non potevo
stare lì, perché le donne non sono ammesse… Credo, perché
di quei momenti non ricordo molto, ma ne ho quasi la certezza perché
iniziai ad urlare se non sbaglio proprio quando qualcuno mi prese per un braccio.
Lo chiamavo a squarciagola, consumando così il poco fiato che ero riuscita
a riprendere.
"Sanzo!" Non so neanche io quante volte gridai questo nome.
Apparve, finalmente, era accorso in tutta fretta, tanto che aveva la parte
superiore della veste abbassata e aveva indosso la solita maglietta a collo
alto nera smanicata.
"Che ci fai qui?!?" Mi si avvicinò, fece allontanare i bonzi
che si mossero timidamente ad un suo gesto deciso. Mi aggrappai a lui con
le mie ultime forze, poggiai le mani sulle sue spalle, mi sentii sorreggere
da due mani forti intorno alla vita, ma non potevo stringermi a lui più
di tanto.
"Che cos'è successo?! Ce la fai a parlare, hei!"
E nonostante volessi rispondergli, nonostante aprissi la bocca da essa uscivano
solo sibili ansanti. Mi fece portare da bere, appena ebbi un filo di voce
parlai: "Goku!" Ma commisi l'errore di volermi alzare e dopo aver
pronunciato quel nome sentii scivolar via dal mio corpo ogni forza. Ma in
quei pochi istanti prima dell'incoscienza provai paura. Non per me e neanche
per Goku. Vidi un piccolo viso, con due guance paffute e colorite, poi l'attenzione
si spostò su due grandi occhi che guardando più intensamente
scoprii del colore del tramonto, come i morbidi capelli del resto.
Mi svegliai di scatto e di fronte a me, che mi fissavano, due occhi viola.
"Sanzo!"
"Stai calma ma sei pazza nelle tue condizioni ad agitarti così?"
"Sanzo, ascoltami" mi alzai a sedere sul letto dove mi trovavo distesa
"Goku. Vieni, dobbiamo andare da Goku.."
"Cos'è successo a Goku?"
"Non c'è tempo, vieni" feci per alzarmi
"Ferma! Come te lo devo spiegare.." si interruppe, forse a causa
dello sguardo che dovevo avere in quel momento; o forse perché a lui
non piace preoccuparsi per gli altri. Chissà.
"Ciò che fai è a tuo rischio e pericolo" si fermò
solo un istante in attesa di un mio cenno, poi proseguì "Portami
da Goku".
La discesa fu leggermente migliore dell'andata in salita. Sentivo il giovane
bonzo che mi seguiva e che a volte era costretto ad adattare il passo alla
mia andatura; forse, anzi, no, sicuramente, lui sarebbe stato già molto
più avanti di me, ma lo stavo guidando io, quindi… Per colpa mia, Goku..
No. Cercai di far più veloce che potevo, con le mani che reggevano
il rigonfiamento sul ventre come a volerne alleggerire il peso. Credo che
mi abbia chiesto, a un certo punto "Ce la fai?", ma non ricordo
bene, è passato tanto tempo. Non è da Sanzo effettivamente.
Non c'era.
Tracce di sangue, oggetti distrutti sparsi per terra, le mura della piccola
casetta danneggiate, e anche la vegetazione tutt'intorno segnalava una recente
battaglia. Ma lui non c'era. Scoppiai in un pianto disperato.
"Stupida, non piangere. Lui non muore nemmeno se l'ammazzi. Che cos'è
successo?"
"Cerchiamolo, Sanzo"
"E' perfettamente inutile agitarsi adesso. Dimmi che cos'è successo,
se c'è una battaglia in corso lo percepirò di sicuro".
Non so perché, in fondo sentivo un istinto che mi vietava di fermarmi,
che mi imponeva di cercarlo, ma rimasi zitta e ferma. Quegli occhi. Anche
Goku tante volte ne era rimasto affascinato, lo era tuttora.
"Sanzo, salvalo"
"Si salverà da sola, quella stupida scimmia"
Volevo reagire, sennò allora che ero andata a chiamarlo a fare?
"Cos'è successo?"
Glielo spiegai.
"Sicari?"
"Ci ho pensato anch'io, ma di chi? E poi cosa potrebbero volere da noi?"
Silenzio. Mi misi una mano sul ventre gonfio.
"Quanto manca?" Gli sentii pronunciare queste parole mentre guardava
altrove.
"Poco più di un mese" Chinai il capo.
"Come lo chiamerete?"
"Non lo sappiamo. Non abbiamo idea. Bisogna pensare a un nome da maschio
e uno da femmina, ma…non abbiamo idea"
Silenzio di nuovo.
Mi carezzavo la pancia istintivamente, chissà se stava bene. Scoppiai
a piangere di nuovo, improvvisamente.
"Se Goku non tornasse.."
"Tsk" venni interrotta dalla voce di lui, ma continuai imperterrita
"Se non tornasse..io.. Perché si deve soffrire così? L'amore
fa soffrire, soffrire e basta, vorrei svegliarmi domani e non avere più
nessuno da amare e che mi ami, perché gli altri poi soffrono.. Se Goku
non tornasse sarebbe colpa mia..".
Mi aspettavo una risposta, la volevo fondamentalmente. Ma Sanzo non si mosse.
Non fiatò. Solo un po' i suoi capelli si mossero cullati dal vento,
coinvolti nella sua delicata danza, sollevati e poi giù delicatamente
sulla fronte e sulla nuca rosee. Si intravedeva a tratti il pallino rosso
nel mezzo della fronte; anche Goku aveva del rosso in mezzo alla fronte prima,
un rigagnolo di sangue che partiva da sotto la frangia e si divideva in due
rami affiancando i due lati del naso e poi scendendo ai lati delle labbra…
Quei capelli biondi che brillavano ai pochi raggi che passavano dai rami sembravano
d'oro, proprio come..
Lo fissavo, ora che ci ripenso sono sicura di averlo fissato per diversi minuti.
Chissà se ci ha fatto caso; sicuramente sì, e sicuramente lo
infastidivo. Ma per tutto il tempo ha mantenuto un'espressione seria e persa
nel cielo con gli occhi viola leggermente strizzati per contrastare la forte
luce.
Era bello. Bellissimo, davvero. Non era la prima volta che lo pensavo, o che
lo notavo. Ma era la prima volta che mi chiedevo come avessi fatto a non innamorarmi
perdutamente di lui. Forse perché non me lo ha mai permesso. Non aprendo
il suo cuore, non volendo più amare, non volendo più nessuno
da proteggere.. O forse non l'avevo voluto abbastanza io? Forse il suo cuore
ferito sta aspettando inconsciamente solo..
Si girò di scatto, prese la pistola con la mano sinistra e con la destra
mi bloccò contro l'albero al quale, seduta, appoggiavo la schiena.
Puntò la pistola all'altezza del mio ombellico.Non capivo.
"Non ti ho mai sopportato. Lo sapevo che avresti causato solo guai. Non
hai la forza necessaria per difenderti perciò devi esser difesa e rendi
più debole chi ti sta accanto. Sai, avevi ragione, prima. Sarebbe bello
svegliarsi e non avere più nulla. Se la pensi così è
giusto che tu abbia paura, ma se non lo pensi sul serio il tuo tremare non
ha senso"
Continuavo a non capire. Ma i suoi occhi gelidi non mi permettevano di chiedere
spiegazioni. La pistola scivolò sul versante destro della pancia.
"Un colpo, e sarai esaudita. Così lui morirà e tu se sarai
abbastanza forte da sopravvivere non avrai più niente per cui preoccuparti"
"Goku" Mi uscì il suo nome dalle labbra come d'istinto.
Una goccia mi percorse il viso. Mi chiesi se avessi ricominciato a piangere,
ma non ero io, era il cielo. Ci misero pochi secondi le nuvole sopra di noi
a struggersi in un pianto disperato. E in altrettanti pochi secondi io e Sanzo
ci ritrovammo bagnati fradici. I capelli di lui, appesantiti dall'acqua, gli
aderivano alla fronte e gli coprivano gli occhi, si vedevano solo come due
pietre violacee che spuntavano tra una ciocca dorata e l'altra. Ma Sanzo chiuse
gli occhi, poco dopo, e vidi che stringeva i denti come se si stesse sforzando
di reagire a qualcosa. La pioggia gli bagnava particolarmente il viso perché
molta più acqua scendeva ora lungo le sue guance da sotto la frangia,
anche se l'intensità della pioggia non era mutata molto.
E allora capii. Sì, capii tutto. Una fitta mi colse al torace mentre
dallo sguardo di Sanzo capivo. Aspettava solo l'occasione di dirlo.. Non credendo
nelle sue intenzioni di uccidermi cercavo il perché di.. eccolo, ecco
il perché. Credo mi si siano inondati quasi subito gli occhi di lacrime,
o forse era solo la pioggia che mi scorreva sul viso, o forse entrambi.
"Se io morissi nulla cambierebbe, ma se io vivessi qualcosa potrebbe
cambiare, vero, Sanzo?" Io stessa non credevo a quelle parole, però.
Mi fissava immobile. Annuì. Ma so che in quel momento lui stava rivivendo
una scelta simile a quella che stavo per prendere io.
Per salvarmi…
Il dolore di chi rimane non è descrivibile…
O forse sì, da due intensi occhi viola, perennemente persi nel vuoto.
Stava soffrendo anche lui, forse. Anzi, sicuramente. Ci pensai in quel preciso
istante. E in quell'istante presi la mia scelta.
"Mia e sua" Pensai guardandomi il pancione. Mi balenò un
nome nella mente, ora sapevo come si sarebbe chiamato, ora aveva un nome.
Ancora per poco.
Fine..?