-ANGEL'S CALL-
***1***
--- "Murato nel mio amore, io sogno".
Paul Eluard ---
Korai Bosatsu guardò in basso. Attorno ai suoi piedi rotolavano
palline di carta e pezzetti di vecchi documenti, spinti da un vento leggero
ma insistente. Sollevò lo sguardo e vide Nataku, il dio principe
della guerra, seduto sul suo trono. Inerte, in coma, come morto.
- Smetti di tormentare te stessa, Korai, - disse una voce profonda dietro
di lei. La ragazza balzò in piedi e si voltò, spaventata.
- Ah, Kanzeon Bosatsu... non ti avevo sentito arrivare.
- Appunto. Mi chiedo se mi devo preoccupare più del fatto che ormai
non c'è più molta differenza tra te e il nostro Nataku o se
del fatto che hai praticamente perso il tuo attacco felino.
- Ah, non cambierai mai, - osservò Korai, sorridendo appena e tornando
a sedersi.
Tra la giovane dea e l'essere ermafrodito passò un momento di grave
silenzio.
- Dimmi, Kanzeon, cosa, secondo te, mi lega ancora al regno celeste e alla
vita divina?
- Un tempo il collante tra te e questa vita era Konzen Douji.
- Oh, non solo. Anche Tempou, Kenren e il piccolo saru Son Goku...
Gli occhi azzurri della dea bionda si colmarono di lacrime. Come per incanto,
con il sopraggiungere della tristezza, le sue iridi si tinsero di una cupa
sfumatura ferrigna.
- Loro sono vivi, non lo sai?
- Certo che lo so, - mormorò la bionda dea dalle sembianze di una
ragazza, irritandosi. - Ma non sono più loro.
- Questo non è esatto.
- Come? Allora spiegami perchè io, nei ricordi della reincarnazione
di Konzen, non sono mai esistita.
- L'attuale volto di Konzen Douji si chiama Genjo Sanzo Hoshi, un monaco
buddista che ha fatto suo il principio zen lasciatogli dal suo amato maestro.
- Quello che dice "Non avere legami, non dipendere da nessuno, vivi
solo per te stesso"?
- Come fai a saperlo?
- Li ho osservati. Kenren e Tempou sono coerenti con la loro nuova vita,
sebbene esista qualche lieve differenza. Son Goku, per fortuna, è
lo stesso di sempre. Ma quel Sanzo... perdonami, Kanzeon, ma quel giovane
non ha niente del mio Konzen. E'feroce, crudele, dispotico. Protegge i suoi
compagni solo perchè ha bisogno di loro.
Kanzeon Bosatsu scoppiò a ridere di gusto.
- Cosa c'è?
- Ecco, temo che quello che hai appena detto sia la descrizione più
precisa del mio caro nipote che io abbia mai udito da tempo... da molto
tempo, da 500 anni.
- Konzen mi amava, - disse piano Korai.
Kanzeon scosse la testa, alzando le mani. Sempre ridendo, il dio dell'amore
e della misericordia si allontanò. Korai Bosatsu scosse mestamente
i lunghi capelli biondi e ondulati.
- Come vorrei che tu potessi parlarmi, Nataku... forse, in questo tuo sonno,
riesci a vedere molte più cose di noi poveri sciocchi.
Con un gesto dolce, Korai si chinò sulla fronte del principe della
guerra e la baciò.
Si alzò in piedi. Il vento si era trasformato in un costante soffio
da est verso ovest. Il cielo, intorno a lei e sopra e sotto di lei, era
di un purissimo, incontaminato celeste. Sollevò gli occhi, e le loro
iridi trasparenti rifletterono il colore del cielo.
- Mio amato Konzen, - mormorò Korai, mentre una lacrima tracciava
un segno lungo la sua guancia.
- Aaaah!
- Dannata scimmia, ti avevo detto di non finire tutto il pollo alle mandorle.
E adesso noi cosa +$£%§ mangiamo?
- Coraggio, Gojyo, non te la prendere così...
- Ma HAKKAI! Questa scimmia ingorda...
- Non chiamarmi scimmia, pervertito di un kappa!
- Basta, o vi ammazzo tutti! - urlò Sanzo, mettendo mano alla shoreju
e cominciando a tirar colpi alla cieca. Goku e Gojio si tranquillizzarono,
sebbene tra di loro continuassero a passare occhiatacce simili a fulmini.
- Ehi, ma che cosa c'è là in fondo? - fece il mezzodemone,
ad un certo punto. Sia lui che Goku si sporsero in avanti, aguzzando gli
occhi. - Sembra un gran polverone.
- Non saprei, - rispose Hakkai, lisciandosi il mento. - Secondo la mappa
dovremmo essere sulla strada di un pacifico e delizioso villaggetto di periferia,
un posticino tranquillo, senza troppe pretese...
- Leggi: dove si mangia male e si dorme all'addiaccio, - puntualizzò
Sanzo, di pessimo umore.
- Si mang... oh, dei! - gemette Goku. - Un vero inferno!
- Stupida scimm...
Proprio in quell'istante, una forma priva di contorni si alzò dalla
strada e venne verso il bonzo e i tre demoni, rapida come una folgore.
- Nyoibo, allungati! - gridò Goku, e il bastone magico parve trapassare
il vuoto, mentre la forma indistinta si disperdeva come fumo. In breve,
la visuale tornò chiara, la strada e le prime case del villaggio
erano lì, limpide e reali, davanti ai quattro viaggiatori stupefatti.
- Ma che diavolo è successo? - chiese Gojyo, la shakujyo ancora prudentemente
in mano. - Che cos'era quel coso? Sembrava un enorme nuvolone.
- Sanzo? - fece Hakkai, interrogando il compagno con lo sguardo.
- Mah... che ne so io? - ribatté seccato il bonzo, ricadendo con
un tonfo contro il sedile della jeep.
- In ogni caso, se ne è andato, no? - borbottò Goku, sedendosi
di nuovo accanto al mezzodemone sul sedile posteriore. - Pericolo passato.
Possiamo andare a mangiare qualcosa?
- Direi di sì, - disse Hakkai, sorridendo. - Nel riprendere il suo
posto di guida, il demone lanciò un'occhiata a Sanzo, e lo vide stranamente
pensieroso, rannuvolato in viso. Fu sul punto di rivolgergli una domanda,
ma decise di lasciar perdere.
Se Sanzo avesse voluto esternare i suoi dubbi, non avrebbe esitato a farlo.
Il fatto che mantenesse quello strano riserbo poteva significare due cose:
la prima, che non aveva nulla da commentare. La seconda... che non intendeva
pronunciarsi, a causa di qualcosa che lo preoccupava fortemente.
Hakkai pregò che non fosse così, mentre nel sedile posteriore
ricominciavano i soliti litigi e il bonzo, una vena pulsante sulla fronte,
estraeva da chissà dove la shoreju.
- Un campo di energia, - mormorava Sanzo tra sé, alcune ore più
tardi. Non riuscendo a dormire, era sceso dalla jeep senza svegliare i compagni
e si era allontanato di qualche metro, sedendosi sotto un gingko biloba
frondoso dalla cui chioma piovevano, lente come piccoli ombrellini gialli,
le foglie morte. - Un campo di energia satura, vagante, senza meta. Da cosa
mai sarà scaturito?
Si rese conto di stare parlando da solo, e si arrabbiò con sé
stesso. Si guardò intorno, il suo ego inorridiva all'idea che qualcuno
avesse potuto sentirlo, ma in breve appurò che tutti e tre i demoni
dormivano tranquilli, Goku semisdraiato addosso a Gojyo e Hakkai con il
gomito appoggiato allo sportello del guidatore.
In un certo senso, invidiava la loro capacità di dormire in ogni
luogo e condizione climatica... non c'era posto in cui Goku non riuscisse
a russare senza problemi. Al contrario di lui, naturalmente: era sufficiente
lo scomodo sedile di Hakuryu per impedirgli un sonno ristoratore.
Recuperò il filo dei suoi pensieri.
Un campo di energia.
Per un attimo, mentre Goku tentava di fronteggiare quell'entità col
suo bastone, Sanzo aveva sentito una specie di schiocco da qualche parte,
un rumore rapido e in un certo senso crudo, violento, privo di eco. Forse,
pensò, era stato il passaggio di uno shinma (= anima dei morti, nella
mitologia giapponese, n.d.a.) fuggito dal Makai (= porta dell'aldilà,
n.d.a.). Era un evento raro, naturalmente, ma già da un pezzo il
monaco buddista sapeva bene che non esistevano cose impossibili. Solo, se
la spiegazione era davvero quella, non si spiegava come non avessero visto
nulla, nemmeno un'ombra, ma solo udito e, in un certo senso, 'avvertito'
qualcosa. Altre teorie... forse uno shura o un rasetsu (= mostri della mitologia
giapponese, n.d.a.).
O forse...
Scosse la testa. Assolutamente impossibile, questa volta doveva ammetterlo.
Una sensazione simile, ricordava di averla provata nell'incoscienza quando,
dopo la ferita infertagli da Shuei-Rikudo, Kanzeon Bosatsu era disceso dal
cielo per soccorrerlo...
Come poteva, un dio, creare tanto scompiglio? Ridacchiò tra sé.
Che idee stupide, che gli venivano talvolta.
Osservò pigramente una foglia di ginko che gli cadeva davanti al
naso... sporse una mano in avanti e lasciò che cadesse sul suo palmo
aperto. La tenne per lo stelo davanti agli occhi, osservò il suo
bel colore giallo omogeneo e la abbassò con un mezzo sorriso...
E proprio là, in mezzo alla boscaglia, qualcosa avanzò rapidamente.
Sanzo vide la figura avvicinarsi appena in tempo per portarsi una mano alla
cintura ed estrarre la S&W. - Non muoverti, chiunque tu sia! - ordinò,
con voce tonante. Come previsto, Gojyo, Goku e Hakkai si svegliarono di
soprassalto, al primo sparo.
Non l'aveva colpito. Aveva solo piazzato una pallottola al centro di un
tronco a pochi centimetri dalla sua testa, tanto per puntualizzare le sue
parole e dare il tempo al visitatore di palesarsi o fuggire, e ai compagni
di armarsi.
Rimase molto sorpreso, quando a rispondergli fu un urlo femminile terrorizzato,
e la figura si gettò a terra, coprendosi la testa con le braccia.
- Sanzo, ma che cosa stai facendo? - chiese Goku, sconcertato.
- Adesso fai il tiro al bersaglio anche con la ragazze? - rincarò
Gojyo, con un sorrisetto.
- State zitti, stupidi, - minacciò il bonzo.
- Ehm, signorina, - stava dicendo Hakkai, chinandosi sulla figura ancora
accasciata e tremante. - Signorina, va tutto bene? Il mio amico ha compiuto
un errore, non intendeva sparare a lei.
Una delle mani si scostò, rivelando una frangetta di capelli biondi
e un solo occhio azzurro. Poi, con molta diffidenza, la ragazza si alzò
in piedi, guardando con poca convinzione la mano che Hakkai le tendeva ed
evitando di prenderla.
Indossava dei semplici jeans azzurri, scarponcini Doctor Martens e un dolcevita
di lana aderente color rosa cipria. Aveva un viso piccolo e affilato, con
un paio di seri occhi azzurri che scrutavano lo strano gruppo di individui
da sotto una frangetta e una bella capigliatura di ordinati riccioli biondo
cenere.
- Scusatemi voi, viaggiatori, - mormorò la ragazza, con voce ancora
un pochino tremante, ma con sguardo fermo. - Non avrei dovuto comparirvi
davanti così all'improvviso.
- Da cosa stavate scappando? - domandò Gojyo, voltandosi per osservare
la foresta dietro di loro. Tra gli alberi scuri, cadevano le foglie di gingko,
piccoli bagliori gialli sotto la luce della luna.
- Un uomo, giù al villaggio, mi importunava, - sospirò la
giovane, appoggiando la schiena al tronco di un albero. - Ma non credo avesse
intenzioni crudeli... era solo molto ubriaco. E so da fonti certe che è
un uomo infelice. Volevo aiutarlo, ma poi ha cominciato a dare i numeri
e sono stata costretta a scappare.
Spalancò gli occhi e fissò Hakkai con sguardo curioso. - Ma
che sciocca, che sono! - esclamò, ad un tratto. - Mi sono scordata
di presentarmi!
- Visto che siamo incappati in un deplorevole errore, credo spetti a noi
farlo per primi, - disse pacato Hakkai, avanzando di un passo e inchinandosi
leggermente. - Io sono Cho Hakkai.
- Son Goku, - si presentò il ragazzino, arrossendo un po'.
- Sha Gojyo, deliziosa fanciulla, - fece Gojyo, provocando un subitaneo
rossore nella ragazza, ma l'harisen di Sanzo si abbattè con violenza
sul suo cranio.
- Genjyo Sanzo, - si presentò il bonzo, guardando freddamente la
nuova venuta, il ventaglio di carta ancora appoggiato alla spalla.
La ragazza dissimulò un sorriso, inchinandosi. - Piacere di conoscervi,
venerabile Sanzo, - mormorò, tranquilla. - Il mio nome è Elise
Korai.