-ANGEL'S CALL-
***9***
--- "Vieni, dammi la mano; / è bene che rincasiamo. / Non dirmi
nulla: io so bene / perché tu piangi. / Andiamo, mia piccola, vieni.
/ Tu piangi perché si fa sera." Nino Oxilia (1899-1917) ---
E'come quando stai sognando, ed improvvisamente arriva qualcuno, ti prende
per il collo e ti sveglia facendoti male... è come quando si è
malati, e la percezione del mondo ci è nebbiosa, stranita, nel pieno
del delirio... è come quando è notte, la luna è assente
ed ogni ombra è una minaccia...
Korai sobbalzò e guardò indietro.
- Che cosa succede? - domandò Goku, voltandosi anche lui. La jeep
procedeva tranquilla, senza fretta, lungo la strada battuta di un boschetto.
Il ragazzo dagli occhi d'oro fissò con un po'di preoccupazione l'espressione
rigida della ragazza. - Korai?
- Niente, - mormorò questa. - Non è niente. Hai sentito qual...
no, scusa. Era solo un'impressione.
Sanzo guardò furtivamente la ragazza tornare a sedersi nel suo posto
con apparente calma. Eppure, gli occhi di Elise Korai erano torbidi, più
grigi che azzurri, il colore del mare in tempesta. Ormai il bonzo se ne
era accorto... quando qualcosa la turbava, le sue iridi cangianti si schiarivano.
- Sanzo! - esclamò Hakkai. - Non senti qualcos...
***
- Non sono morto, - mormorò Konzen Douji, all'improvviso. Tempou
Gensui alzò gli occhi, stupito.
- Che cosa dici?
- Non sono morto, - ripetè Konzen, lo sguardo rivolto all'esterno
dello studio. Nel cortile passò rapida una figuretta femminile, con
vaporosi riccioli biondi...
***
Hakuryu sbandò, lanciando un grido. - Che diavolo... - sbottò
Gojyo, avvolgendo le braccia intorno al busto di Korai, senza riflettere,
un gesto di protezione degno di un vero fratello maggiore. Questa volta,
però, la ragazza si divincolò.
- Lasciami!
- Sanzo, c'è un odore strano... - disse Goku, scendendo dalla jeep
e impugnando il nyoibo.
Il monaco non rispose. Aveva gli occhi fissi in alto, in un'espressione
sconvolta. Il ragazzino seguì il suo sguardo, e si sentì come
schiacciare da un timore intollerabile.
Sopra di loro, battendo le grandi ali nere come enormi ventagli di cuoio,
un altro angelo era fermo, in equilibrio nell'aria. Il suo aspetto, però,
non era meraviglioso come quello della creatura bianchissima e splendente
che li aveva protetti in precedenza... questo era un uomo, intanto, un uomo
alto e robusto dotato di lunghi capelli neri e pelle scura. L'unica somiglianza
tra i due angeli, era che entrambi stringevano tra le mani una spada d'argento.
- Korai Bosatsu! - disse l'angelo nero, con voce tonante. I quattro compagni
di viaggio sentirono quelle parole amplificarsi all'inverosimile all'interno
delle loro orecchie. Si afferrarono la testa tra le mani, gli parve di impazzire.
- Korai... quel... quel coso ce l'ha con te? - esalò Goku, quando
l'eco nella sua testa iniziò ad affievolirsi.
Korai non rispose. Continuava a guardare in alto mentre, compostamente e
con educazione, scavalcava Gojyo e scendeva da Hakuryu.
Korai!, esclamò Sanzo, nella sua mente. Qualcosa di simile ad un
campanello d'allarme si era attivato, dentro di lui. Korai chiamata in causa
da un mostro simile... ed eccola lì, la terribile parola. Un mostro.
Anche se quella strana creatura era un angelo, come testimoniavano le ali,
l'arma sacra e soprattutto il chakra sulla fronte, non ispirava reverenza
e un salvifico senso di dolcezza...
Ispirava orrore.
- Korai Bosatsu! - urlò l'angelo nero, anche se questa volta in tono
più umano. - Hai violato la legge del mondo celeste! Hai disobbedito
agli ordini di uno dei sommi Godai Bosatsu, il sommo Kanzeon, per perseguire
i tuoi scopi personali... la pena per questo è la morte!
- Taci, Kouros Bosatsu, - rispose in tono calmo la ragazza.
Sanzo la guardò, ed un'immagine priva di senso gli apparve nella
mente.
"L'angelo bianco?"
- Ho detto taci, messo celeste, poiché non ti è dato conoscere
i motivi della mia disobbedienza, - mormorò Korai, nel medesimo tono
amorfo. Ma quando levò lo sguardo, i suoi occhi erano di un uniforme
color bianco ghiaccio. Le pupille erano puntini neri immersi nel bianco.
Gojyo si ritrasse, era una visione pressoché demoniaca.
- Non vedo l'ora di sapere, uccellino, - esclamò Kouros Bosatsu,
sprezzante, spianando la katana d'argento avanti a sé.
- Korai, che diavolo sta succedendo? - urlò Sanzo, prendendo la ragazza
per una spalla. - Che cosa sta farneticando questo pazzo?
- Allontanati, - fu la flebile risposta. - Allontanati, Sanzo, ti prego.
Qualcosa, nel suo tono, vibrò sfiorando il cuore del bonzo. - Korai...
E, senza preavviso, un'aura immane si innalzò verso il cielo, mentre
la fanciulla dai riccioli biondi veniva avvolta da una luce accecante. Sanzo
si trovò sbalzato all'indietro, se ne accorse soltanto quando udì
uno schianto ed avvertì in ritardo, quando già era a terra,
il dolore alla schiena.
- Ah! - l'urlo di Goku lo costrinse a riscuotersi di dosso quel torpore.
Scacciò in malo modo Hakkai, che gli si era accostato col ki già
raccolto tra le mani...
...
(Non l'avessi mai fatto... non mi fossi mai tirato su in quel modo... forse
sarei svenuto, i miei occhi si sarebbero chiusi e non avrei visto tutto
questo... questo... questa cosa così...)
Due angeli, in cielo, si stavano fronteggiando. Da una parte c'era Kouros
Bosatsu, nero, contornato da un'aura di buio crepitante d'energia repressa...
... e dall'altra c'era lei.
L'angelo che lo aveva tormentato ogni notte, in ogni incubo...
(forse vuoi dire in ogni *sogno*?)
Una creatura ultraterrena, splendida, indescrivibile. E il suo viso era
quello della stupida ragazzina che si era infiltrata, senza motivo, nel
loro gruppo.
Elise Korai. Anzi, no, Korai Bosatsu, la dea... Korai Bosatsu, l'angelo.
Con un urlo, Kouros Bosatsu caricò all'indietro la katana argentea,
che mandò bagliori cupi, mentre col metallo spianato avanti a sé
e una spinta delle enormi ali, si lanciava contro Korai.
- Korai, attenta! - urlò Goku.
*Crash!* Il metallo divino, lo stesso di cui era costituito il suo diadema,
cozzò con violenza, lama contro lama.
- Lo ha parato! - esclamò Hakkai, sorpreso.
- Brava, Korai! - gridò Gojyo, agitando i pugni in aria. - Infilza
quel buffone!
- Stai zitto, idiota, - sbottò Sanzo. Il confronto di quelle due
immani aure era soverchiante. I quattro mortali sentivano gli spostamenti
d'aria, le vibrazioni d'energia satura, le esplosioni di potere puro, e
si sentivano inutili, insignificanti.
Altri ricordi si susseguivano nella mente di Sanzo... Komyo Sanzo, il suo
amatissimo maestro, un'aura gentile e delicata che gli si parava dinanzi
per difenderlo da altre aure nere, dannate, crudeli, la cui unica aspirazione
era il sangue e... un dannato pezzo di carta...
Protese una mano verso l'alto. Korai, vorrei proteggerti, lo vorrei tanto...
proprio come tu hai protetto me in precedenza... ma io sono così
piccolo, così ingenuo! E tu sei invischiata in uno scontro tra titani!
L'angelo bianco lanciò un grido, mentre veniva sbalzato all'indietro.
Korai andò a urtare un antico gingko biloba, il cui tronco dalla
circonferenza considerevole andò in mille pezzi come fosse stato
di cristallo.
- Oh, dei... Korai! - urlò il monaco. Gojyo, Goku e Hakkai si voltarono
verso di lui. Mai lo avevano visto prendersi tanto a cuore qualcosa...
La dea non li guardò nemmeno. Si mise a sedere, scosse la testa per
togliersi le ciocche bionde da davanti agli occhi, mosse il collo intorpidito,
poi ripiegò le ali all'indietro e si diede la spinta verso l'alto.
Perdeva sangue... Sanzo se ne accorse con un tuffo al cuore. Una ferita
all'altezza del fianco destro, che macchiava di cremisi la veste di seta
e un taglio sulla fronte, che colava fin sugli occhi. Già, i suoi
occhi! Non erano più gli stessi.
Sopra le loro teste, nel frattempo, lo scontro sembrava non evolversi mai.
Korai si limitava a parare i colpi di katana di Kouros, chiaramente non
voleva ferirlo... gli affondi, dall'una e dall'altra parte, si susseguirono
ininterrottamente, fino a che una lingua di fuoco non squarciò l'aria
e separò gli angeli.
- Che diav... - imprecò Kouros.
- Ti consiglio di smetterla, angelo punitore, - ordinò una voce di
ragazzo, autoritaria. - Quell'angelo serve a me.
- Sanzo, guarda! C'è Kogaiji... - esclamò Goku, entusiasmandosi
infantilmente per qualche secondo. - Ehi, aspetta un momento, - mormorò,
rabbuiandosi. - Che ci fa qui lui?
- Signorina Yaone! - esclamò Hakkai, accorgendosi che la bella demone
si era affiancata a loro in silenzio, le mani strette e il viso spaventato.
- Anche lei qui?
La ragazza demone lo fissò, per poi passare più strettamente
il braccio sinistro intorno alle spalle di Lirin, che le stava accanto,
insolitamente muta e attenta a seguire lo scontro coi brillanti occhi verdi
da gattina. - Io ho un grosso debito di gratitudine, verso Korai Bosatsu,
- mormorò Yaone, in tono tenue. - E non appena ho avvertito la sua
aura levarsi così all'improvviso ho supplicato il principe Kogaiji
di intervenire...
- Bah! Adesso va tutto alla rovescia, - borbottò Dokugakuji, battendo
una mano callosa sulla spalla del fratellastro Gojyo. - Non sono più
gli angeli che salvano gli uomini dai demoni, ma gli demoni che salvano
angeli *e* uomini...
- Yaone! - gridò terrorizzata Korai, vedendo la fanciulla demone.
- Yaone, no... andate vi...
Una seconda scarica di fuoco turbinante partì dalla mano protesa
di Kogaiji. - Non ho nessuna intenzione di mettermi ai tuoi ordini, colombella,
- sbottò il principe demone, senza però riuscire a nascondere
un moto di disappunto quando Kouros Bosatsu, con un colpo delle potenti
ali, evitò il colpo e si dispose nuovamente all'attacco. Ah, ma chi
voleva ingannare? Chi era lui, per potere sconfiggere un messo celeste...
- Che cosa aspettiamo, Sanzo? - urlò Goku, praticamente ballando
intorno al monaco. - Combattiamo anche noi!
- Sì, è vero! - esclamò Gojyo, brandendo la shakujyo.
- Doku, sei dei nostri?
- Per questa volta, - assentì il demone, spianando la spada davanti
a sé...
- Ah! Poveri sciocchi! - fece Kouros Bosatsu, sprezzante. Sanzo osservò,
come trasognato, l'angelo nero alzare un braccio e mirare verso di lui...
Non riusciva a muoversi. Gli sembrava di essere fatto di piombo. E, mentre
batteva le palpebre, si rese conto che gli occhi dell'angelo combattente
erano diventati rosso scarlatto, il colore degli occhi dei mezzidemoni,
anzi no, ancora più rossi... il colore del fuoco ribollente degli
inferi... Ipnosi, allora? Bene, bene... sei proprio un idiota, Genjio Sanzo...
anche se sei un Hoshi, sei proprio il più idiota degli esseri umani.
- Sanzo!
E d'un tratto, il cielo...
...davanti a sé, c'era solo un uniforme azzurro, qua e là
strinato di lunghe strisce biancastre... sì, striato di nubi rarefatte
e cumuliformi... Fu la vista di Hakkai, che si sbracciava sotto di lui per
fargli dei segnali, che lo fece riprendere del tutto. Sentendosi tirare
verso l'alto, Sanzo tentò di voltarsi...
- Oh, dei!
Sospeso nel vuoto, era in volo! E Korai Bosatsu lo teneva per lo scollo
della veste, e muoveva le enormi ali bianche per deporlo gentilmente a terra...
Mi hai salvato, ragazzina? Di nuovo?
"Sì, mio dolce Konzen..."
Ma la fanciulla angelo non lo stava fronteggiando. Si era nuovamente voltata
verso l'angelo nero, ancora in equilibrio con le ali sopra di loro. Con
un gesto risoluto, Korai impugnò la katana.
- No, Korai, aspetta! - urlò Yaone. La ragazza si bloccò per
un istante, senza tuttavia voltarsi verso la demone. - Korai, se lo uccidi...
se lo uccidi, non avrai più via di scampo...
Il tempo si fermò, divenne perfettamente immobile, poi riprese a
scorrere come un turbine. Sanzo rievocò con la mente gli studi sul
regno celeste che ogni bonzo deve intraprendere all'inizio del suo cammino
di purificazione... le ribellioni non erano infrequenti, nel mondo dei Godai
Bosatsu, proprio come sulla Terra dei mortali... ed ogni insubordinazione
era punita con la morte.
Il tempo riprese il suo corso, nell'esatto momento in cui, con una smorfia
di disperazione ed impotenza sul viso, Korai Bosatsu piombava come una folgore
nella notte su Kouros Bosatsu, e con un colpo violentissimo gli spiccava
via la testa dal collo.
L'angelo decapitato si dissolse in una nube di fumo nero, come un incubo
dinanzi alla pace dell'alba... ma non c'era pace alcuna negli occhi di Korai
Bosatsu, che abbandonava le ali come stracci e si lasciava cadere a terra...
Cadde da quasi dieci metri, come una bambola. Gojyo fu il primo a raggiungerla,
ma quando le fu accanto, distolse lo sguardo ed arretrò, turbato.
Sanzo sentì Yaone urlare, e Dokugakuji cercare miseramente di confortarla...
sentì il piagnisteo di Goku, mentre Hakkai si chinava sul corpo inerte
e lo toccava con cautela, mormorando che il suo ki non poteva avere effetto
su un essere divino...
Sotto il suo sguardo, lo splendore di Korai Bosatsu si offuscò e
scomparve.
Sotto il suo sguardo, gli occhi di Elise Korai, di un uniforme ed amorfo
color blu, fissavano il vuoto, come lenti opache.
--- FREE TALK ---
SANZO: Grrrr! Nemmeno quando c'è un capitolo drammatico, decidi di
tenere per te le tue cavolate, idiota di un'autrice...
ENYA: Beh, in effetti questo cap è davvero una bomba atomica, rispetto
a quello precedente, dove lei, signor bonzo, non combinava una cicca...
KORAI: (Arriva tutta pesta) Ahiaaaa!
ENYA: Porta pazienza, caruccia, tu devi soffrire ancora un pochino, poi
viene il premio *___*
KORAI: Eh?
SANZO: Ehi...
Enya16, essendo orribilmente sadica, non mette mai i personaggi al corrente
di quello che sta architettando... eh eh eh eeeeeh!