- Gono -
Ma tu chi sei che, avanzando nel buio della notte, inciampi
nei miei più
segreti pensieri?
(William Shakespeare)
Capitolo 1
"Venite a vedere! È arrivata! È arrivata!" sussurrò
la piccola Mami, quasi saltando per l´eccitazione davanti alla finestra.
"Sta´ zitta!" la rimproverò Rui che, accanto a lei,
cercava di sporgersi senza troppo successo: era ancora troppo bassa per riuscire
ad affacciarsi alla finestra... e se avesse provato a spostare qualche sedia
per salirci, avrebbe di sicuro svegliato la suora che stava a sorvegliare
il corridoio.
"Sì, Mami, se urli così tanto la suora si accorgerà
che siamo sveglie! E allora chi la sentirà?" rincarò Yu,
facendosi largo tra le bambine appostate davanti al vetro, "Tutte uguali
voi femmine! Non sapete cosa significhi parlare piano!"
"Ah, da che pulpito! Credi di avere un tono tanto delicato tu, eh?"
protestò Mami, spingendo con sgarbo via il ragazzino che stava cercando
di prendere il suo posto per guardare fuori.
"Allora? Sta scendendo? Com´è?" incalzò Rui,
che avrebbe dato qualunque cosa pur di partecipare allo spettacolo: in un
orfanotrofio era difficile assistere a grandi novità... ogni giorno
passava identico al precedente, e bastava una minima variazione per scatenare
l´entusiasmo dei bambini. E chi li avrebbe tenuti fermi, a quel punto?
Per questo la madre superiora aveva fatto in modo che la nuova bambina arrivasse
la sera, quando gli altri - almeno teoricamente - avrebbero già dovuto
essere da un bel pezzo nel mondo dei sogni... e anche se non lo fossero stati,
almeno avrebbero dovuto restarsene buoni nelle loro camere, senza creare troppo
scompiglio.
Mami si sporse, cercando di distinguere le sagome che vedeva nel cortile:
"Aah... è troppo buio, non si vede niente..."
"Fatti in là! Sei tu che sei scema e non ci vedi!" sbottò
Yu, spodestando la bambina dal suo posto d´onore. Il ragazzino rimase
qualche istante a scrutare il paesaggio e poi, eccitatissimo, esclamò:
"Ah! La vedo! Eccola là!"
Immediatamente le due bambine lo colpirono con degli schiaffetti sulla testa,
ammonendolo per l´uscita troppo rumorosa: "Brutto stupido! Ci metteranno
in castigo per colpa tua!" ringhiò Mami, guardandolo di storto.
"Ahi..." si lamentò quello, massaggiandosi la nuca.
"Dai, sollevami! Voglio vedere anch´io!" lo supplicò
Rui, aggrappandosi al braccio del bambino.
"Ma che dici, Rui? Yu è tanto deboluccio che non ce la farebbe
mai a tenerti su!" lo pizzicò Mami; il bimbo, punto nell´orgoglio,
lanciò un´occhiata velenosa alla compagna di stanza e, per tutta
risposta, si caricò la piccola in braccio. In effetti, Mami non aveva
proprio totalmente torto... Yu non era
certo un colosso, e perfino il lieve peso di Rui bastò a farlo ondeggiare
non poco: ma in ballo c´era il suo orgoglio maschile e quindi strinse
e i denti e resistette.
"Più vicino, Yu! Così non vedo niente!" protestò
la bambina, allungando il collo per avvicinarsi al vetro nella disperata imitazione
di una giraffa. Il ragazzino si concentrò e fece qualche stentato passetto,
trattenendo il respiro per lo sforzo.
"Non farti scoppiare una vena..." lo punzecchiò ancora Mami,
ma stavolta Yu, anche volendo, non avrebbe avuto la forza per risponderle.
Rui appoggiò le manine sul vetro, cercando di abituare gli occhi al
buio della strada: in effetti era difficile riconoscere le cose con quell´oscurità.
C´era una macchina ferma nel cortiletto dell´orfanotrofio, e fuori
alcune persone che stavano parlando. Tese l´orecchio per cercare di
carpire qualche parola, ma non ci riusciva... la loro stanza era troppo in
alto, e quelli laggiù in fondo
stavano parlando molto a bassa voce...
Con i suoi occhietti vispi si concentrò sulle figure che vedeva, alla
ricerca della loro nuova compagna: ma sì, eccola là! Doveva
essere per forza la sagoma più bassa delle quattro che vedeva, no?
"Oh... accidenti, non si vede bene..." si lamentò avvilita.
Riusciva solo a capire che la bambina aveva addosso un cappotto e un cappello...
e che probabilmente portava i capelli lunghi.
"Io ve l´avevo detto!" non si risparmiò dal far notare
Mami con una certa
soddisfazione nella voce, e Yu si trattenne a stento dal tirarle un pugno:
quando faceva così, diventava veramente insopportabile e antipatica!
"Oh beh... allora... puoi anche rimettermi giù, Yu!" disse
Rui, scatenando nel cuore del bambino una gioia spropositata (anche perché
non ce l´avrebbe fatta a resistere un minuto di più). Il sollievo
per la liberazione fu tale che il bimbo non riuscì ad effettuare una
tecnica di atterraggio molto silenziosa:
lasciò andare all´improvviso la sua piccola compagna che, con
un tonfo, si ritrovò a terra.
"Ahi! Ma sei scemo?" protestò Rui, massaggiandosi il sedere.
"Imbranato!" sibilò Mami allungandogli un altro scappellotto,
"Ma lo vuoi capire o no che dobbiamo fare silenzio?"
Yu la guardò irritato: alla fine quella riusciva sempre ad avere l´ultima
parola!
"Comunque sembra vestita piuttosto bene, non vi sembra?" osservò
il bambino, riprendendo la sua posizione davanti alla finestra.
"Già... aveva perfino un cappello!" confermò Rui,
rimettendosi in piedi.
"Ah, ma allora non sapete niente?" si intromise Mami, con l´aria
di chi la sa lunga, "Io stamattina sono passata per caso davanti allo
studio della madre superiora e ho sentito che stava parlando di lei..."
"Come al solito... sei spiona e pettegola!" le disse Yu, guardandola
di storto.
Mami lo gelò con uno sguardo molto eloquente e poi proseguì
come se niente fosse: "Ho saputo che era la figlia di un uomo molto ricco!"
"Ah sì? E allora cosa ci fa qua tra di noi? Se è così
ricca, sicuramente qualche suo parente o tutore si prenderà cura di
lei!" fece il bambino, fingendo di non essere troppo interessato al racconto.
"Se mi lasci finire, te lo dirò!" ribatté con stizza
Mami; fece una pausa, per controllare che il suo uditorio pendesse dalle sue
labbra, e poi riprese: "Come dicevo, era la figlia di un uomo molto ricco;
ma nell´ultimo periodo pare che fosse andato in rovina, e che per la
delusione sia morto. Così lei si è
ritrovata senza un soldo e sola al mondo... infatti non aveva altri parenti
a parte suo papà... per questo è venuta qui."
"Poverina..." sussurrò Rui, abbassando lo sguardo.
"Beh? Perché ti intristisci così? Tutti noi abbiamo perso
i genitori, no?" le chiese sorpresa Mami.
"Sì... ma..." tentò di spiegare la bimba, non trovando
però nessun argomento convincente.
"Lasciala perdere, Rui! Ormai dovresti sapere che Mami non ha un briciolo
di cuore..." sogghignò Yu, dandosi arie da grande conoscitore
dell´animo umano.
"Questo non è vero! Ho detto solo la verità!" sbottò
quella, sulla difensiva, "E poi almeno lei l´ha conosciuto suo
padre! Ed è vissuta per un bel po´ nel lusso! Contrariamente
a molti altri, qua dentro, che non solo non hanno mai conosciuto i loro genitori,
ma che sono stati poveri da quando si ricordano, è vero o no?"
"Sarà anche vero, ma che male c´è se Rui si è
dispiaciuta per lei, eh?" ribatté il ragazzino, salendo di tono.
"Ma che vuoi, litigare?" fece Mami, alzando il tono a sua volta.
Yu stava per replicare quando una mano lo spinse con decisione via dalla finestra
e tirò la tenda in modo da coprire la visione.
"Gono! Che cavolo fai?" protestò Mami, indispettita.
Il bambino non si degnò nemmeno di guardarla; con la stessa tranquilla
decisione con la quale era venuto, ritornò al suo letto senza dire
una parola.
"Insomma! Devi sempre rovinare tutto tu!" continuò la bambina.
"Stai zitta. È tardissimo, e voi state facendo solo un inutile
baccano. Se la suora di guardia ci sente, verrò punito anch´io
per le vostre sciocchezze." disse freddamente, distendendosi e coprendosi
con la coperta.
"Ma... Gono... tu non sei curioso?" gli chiese Yu. Quello era un
bambino davvero strano: tutti loro erano così impazienti di conoscere
la nuova arrivata... possibile che lui fosse totalmente immune a questa euforia
collettiva?
"Curioso? E perché?" rispose l´altro, immobile nel
letto.
"Come perché? È appena arrivata!" disse Rui, stupita
quanto gli altri per la risposta del compagno.
"E allora? Avremo tutto il tempo di vederla domani. E dopodomani. E dopodomani
ancora." disse gelido Gono, "Ce l´avremo davanti forse per
tutta la vita.
Andate a dormire adesso, ho sonno. Lei non scapperà via. E noi nemmeno..."
I tre rimasero imbambolati per qualche secondo dopo aver sentito il discorso
del loro compagno: Cho Gono... che strano bambino. Non rideva mai. Non giocava
mai con gli altri. Aveva sempre la stessa espressione gelida sul volto. Nessuno
l´aveva mai visto né sorridere né piangere. Non sembrava
nemmeno un bambino.
Sembrava un vecchio triste rinchiuso nel corpo sbagliato.
Silenziosamente, Mami, Rui e Yu ritornarono ai loro giacigli. Gono rimase
ad ascoltare il rumore che provocavano cercando di sistemarsi a dovere: le
molle del letto che cigolavano, il fruscio delle lenzuola e delle coperte...
Quando fu sicuro che i tre avessero cominciato a prendere sonno, si rigirò
nel letto,
mettendosi a pancia in su. Con i suoi occhi verdi gelidi rimase a fissare
il soffitto della camera: no... nessuno di loro sarebbe scappato... nemmeno
se avesse voluto... oh, quanto avrebbe voluto...
"Non preoccupatevi... ci prenderemo cura noi di lei..."
"Allora ve la lascio... buonanotte, madre..."
"Buonanotte... grazie per essersi offerto di accompagnarla..."
L´uomo, ben coperto dal suo cappotto, si girò a guardare la bambina
per l´ultima volta: benché non fosse famoso per la sua espansività
e - anzi - fosse bollato come un orso, quella bambina che aveva conosciuto
da così poco tempo era riuscita a smuovergli il cuore... e così
non riusciva ad andarsene senza averla salutata.
La piccola si voltò verso di lui: l´uomo riusciva appena a distinguere
il brillio di quegli occhi neri.
"Beh... ecco... ti auguro buona fortuna..." balbettò col
suo vocione.
La bambina sorrise gentile e con la sua voce dolce rispose piano piano:
"Grazie... arrivederci, signore."
L´uomo sentì il cuore stringerglisi: perché simili creature
dovevano soffrire così tanto nella vita? Beh, perlomeno l´orfanotrofio
a cui era stata affidata aveva fama di essere gestito in modo umano. Le suore
erano buone con i bambini e si adoperavano molto per loro. Almeno così
si diceva...
"Lo spero per te, piccolina..." pensò e poi, chinando leggermente
la testa in segno di saluto, risalì sulla sua macchina e si allontanò.
"Harumi..." la chiamò una delle due suore.
La bambina, rimasta a guardare la macchina che se ne andava, si girò
verso di lei. La monaca le sorrise gentilmente: "Sarai stanca..."
"Un po´..." ammise la piccola, alzando la testa per cercare
di vedere nonostante il cappello le coprisse la visuale.
"Vieni. Entriamo... ti abbiamo preparato qualcosa da mangiare, se hai
fame..."
continuò la donna, prendendo la bambina per mano. Harumi si lasciò
condurre docile come un agnellino guidato dal pastore. Assieme alle due religiose,
fece l´ingresso nella sua nuova casa: ad accoglierla trovò solo
il silenzio, rotto appena dal rumore dei loro passi. La bambina si guardò
attorno, nell´ansiosa ricerca di qualcuno. La madre superiora se ne
rese conto e le spiegò: "Sono
tutti a dormire adesso... è molto tardi! Anche se, devo dirti la verità,
abbiamo fatto molta fatica a convincerli a dormire! Tutti i bambini avrebbero
dato chissà che cosa per restare svegli ad aspettarti, sai?"
Harumi sorrise: "Davvero? Anche se non mi conoscono?"
"Certo!" continuò la madre, mentre l´altra suora aiutava
la piccola a svestirsi, "Sono sicura che domani saranno svegli già
all´alba, tanto sono impazienti! Non preoccuparti, vedrai che ti farai
molti amici!"
Harumi sembrò sollevata da quelle parole: abbassò un attimo
lo sguardo e poi lo rialzò riconoscente verso la madre superiora, annuendo
leggermente. La donna rimase molto colpita dal calore di quell´espressione:
era strano, ma non riusciva a staccarle gli occhi di dosso. Quella bambina
aveva un sorriso così gentile, mite, innocente... un sorriso che sarebbe
stato capace di conquistare anche il cuore più duro. Sembrava dotata
di una carica di calore che mai aveva visto in nessun altro.
"Vieni... di qua. Avrai freddo... c´è un piatto di minestra
calda, se la vuoi..." disse alla fine, cercando di scuotersi da quella
specie di incantesimo che l´aveva presa.
"Grazie..." accettò la bambina, seguendola con passo leggero.
Mentre stava mangiando, la madre superiora continuò la sua discreta
osservazione della nuova ospite: si vedeva che proveniva dalle alte classi.
Aveva un´eleganza e una grazia che ne testimoniavano senza dubbio le
origini.
Era veramente una bambina molto bella. Non per niente era riuscita a conquistare
perfino quell´orso di Daigoro... quando se ne andava nella sua macchinona,
dopo aver accompagnato gli orfanelli da loro, i bambini lo guardavano come
se fosse un orco... e, per quanto si poteva ricordare, Daigoro non aveva mai
salutato nessuno...
"Harumi vuol dire primavera..." le disse la suora, sedendosi su
una sedia vicino a lei, "...mi sembra un nome adatto a te, sai?"
Lei si interruppe un attimo, guardando la donna: "Davvero? Non saprei..."
"Sì... è strano, ma... a guardarti ricordi veramente la
primavera." ammise l´altra. La piccola arrossì leggermente,
abbassando la testa; alcune ciocche dei suoi lunghi capelli neri le scivolarono
sul volto, ma vennero prontamente riportate dietro l´orecchia. Poi,
sommessamente, cominciò a ridere piano.
"Che cosa c´è?" chiese sorpresa la suora.
"No, niente... è che mi è venuto in mente che io sono allergica
ai pollini... così in primavera non faccio altro che starnutire!"
spiegò lei, "Non è ironico, visto il nome che ho?"
La madre superiora rise a sua volta: "Ah, beh, se la metti sotto questo
punto di vista...".
L´orologio a pendolo appeso alla parete cominciò la sua serie
di dodici rintocchi: "Oh, santo cielo, com´è tardi!"
esclamò la donna. Alla fine anche lei si era lasciata prendere dalla
nuova arrivata, e aveva perso la cognizione del tempo: "È meglio
se fai in fretta con la minestra e vai subito a dormire,
altrimenti domani non ti sveglierai in tempo per incontrare i tuoi nuovi amici!"
Harumi annuì e con pochi altri cucchiai finì quello che le restava
nel piatto.
Poi, sempre guidata dalla monaca, salì le scale e si inoltrò
nel corridoio buio a cui potavano.
"Visto che sei arrivata a quest´ora, ti abbiamo preparato una brandina
in una stanza a parte... per stanotte dormirai da sola, se non ti dispiace.
Scusa, ma altrimenti avremmo disturbato gli altri bambini. Ma se hai bisogno
di qualcosa, vieni pure di me! Io dormo nella stanza accanto, va bene?"
le spiegò sottovoce la donna, fermandosi davanti a una porta e aprendola.
Harumi vi entrò con passo leggero e la suora la seguì chiudendo
la porta; le valigie della piccola erano già state portate dentro,
e le aprì cercando la camicia da notte.
"Ecco qui..." le disse alla fine, porgendogliela, "Hai bisogno
di aiuto?"
"No, non è necessario. Me la sbrigherò da sola!" le
sorrise la bambina. La madre superiora si accorse che faceva fatica a reprimere
l´impulso di aiutarla: davanti a quel sorriso così dolce, ci
si sentiva quasi obbligati a fare di tutto pur di vederla felice.
"Va bene..." si risolse di dire alla fine, "Ti lascio. Domani
mattina ti verrò a svegliare io d´accordo? Buonanotte!"
Stava per uscire dalla porta quando Harumi la chiamò.
"Sì?" chiese, fermandosi sulla soglia.
"Non l´ho ringraziata per la minestra... mi ha riscaldato. Era
molto buona..." disse lei, guardandola con i suoi grandi occhi neri.
La donna pensò alle circostanze che l´avevano portata da loro
e non poté fare a meno di sentirsi formare un groppo in gola.
"Di niente, tesoro... Ora dormi!" le sussurrò, e richiuse
la porta senza fare rumore.
Mentre tornava nella sua camera, la donna sperò con tutto il suo cuore
che a quella bambina fosse stata risparmiata la verità. Sarebbe stata
una pugnalata che quel piccolo cuore davvero non si sarebbe meritato.