- Gono -
Capitolo 3
Harumi si era resa conto, suo malgrado, di avere attirato fin troppo l'attenzione
dei suoi nuovi compagni: a partire dalla sua entrata in classe, passando per
la strana reazione che tutti, madre superiora compresa, avevano avuto quando
aveva portato a correggere il compito… era una bambina più che sveglia,
e si aspettava, una volta finita la lezione, di essere avvicinata da qualcuno.
Quello che non aveva immaginato era di ritrovarsi letteralmente assediata
da tutta la classe in contemporanea!
C'era stato solo un attimo di pace: la campanella aveva suonato, e la madre
superiora era uscita dalla classe. Appena la porta si era richiusa alle sue
spalle, una folla indisciplinata si era gettata su di lei, attorniandola da
ogni lato e tempestandola di domande e di richiami.
Harumi era tanto sorpresa che non sapeva nemmeno chi guardare o a chi rispondere.
"Insomma, fate silenzio! Stiamo facendo più baccano di galline
in un pollaio!" sbottò a un certo punto una bambina, salendo su
un banco per sovrastare gli altri.
"Piantala Mami! Ti vuoi solo mettere in mostra!" la rimbeccò
Yu, tirandola per la gonna in modo da farla scendere. Lei rispose minacciando
di calciarlo via, e continuò imperterrita la sua arringa: "Se
continuiamo a parlare tutti assieme, nessuno ci capirà niente!"
sentenziò, col fare da grande retore. Harumi sorrise divertita: quella
ragazzina da capelli rossi aveva davvero un grande piglio!
Notando soddisfatta di aver ristabilito l'ordine, quella si rivolse ad Harumi:
"A nome di tutti quanti ti do il benvenuto tra di noi! Io sono Mami!"
"Allora ringrazio tutti per il benvenuto! E sono molto felice di conoscerti,
Mami!" rispose cortesemente l'altra, continuando a sorridere.
"Io sono Rui!" esclamò un'altra bambina, saltellando per
farsi vedere. Harumi sorrise ancora di più, divertita: anche la piccoletta
sembrava avere energie da vendere!
"E io sono Yu! Per qualunque cosa, chiedi pure a me!" si offrì
galantemente il bambino, facendosi avanti.
"Oh! Ti ringrazio!" rispose un po' imbarazzata Harumi.
"Smettila di fare il galletto!" lo rimbeccò Mami.
"Senti chi parla! Perché solo tu puoi fare la primadonna, eh?"
ribatté lui.
"Oh, no! Non vorrete ricominciare di nuovo?" protestò Rui,
incrociando le braccia e sbuffando.
"Ehm… non devi farci caso… loro… loro fanno sempre così…"
balbettò timidamente Hiroyuki, trovando il coraggio di dire qualcosa.
Harumi lo fissò con i suoi occhi neri e il bambino abbassò lo
sguardo.
"Come ti chiami?" gli chiese lei allora. Si era resa conto che il
suo compagno di banco era un tipo piuttosto timido, e che aveva bisogno di
aiuto per potersi aprire agli altri. E lei, affamata com'era di affetto, non
glielo avrebbe certo negato.
Il bambino la guardò per un istante, quasi incredulo che Harumi avesse
posto proprio a lui quella domanda: "Hi- Hiroyuki…" rispose alla
fine, con voce tremante.
Lei gli sorrise gentile: "Sono contenta di essere la tua compagna di
banco!"
"D-davvero?" fece lui.
"Ehy, Hiro, da quando sei diventato balbuziente, eh?" lo prese in
giro bonariamente Yu, notando l'emozione del ragazzino. Hiroyuki sorrise,
ancora rosso in volto, e si grattò imbarazzato la testa.
Harumi si sentiva impazzire di gioia: mentre, uno dopo l'altro, ognuno dei
suoi nuovi compagni si presentava, sentiva che la sua speranza di vivere una
vita nuova serenamente poteva avverarsi.
La disgrazia che le era capitata l'aveva ferita sotto vari aspetti: l'aver
perso le sue belle cose, l'essere diventata povera, l'aver dovuto lasciare
la sua casa e le sue comodità. Era stata dura dover rinunciare così
all'improvviso a ciò che l'aveva sempre attorniata, era stato penoso
vedere le sue cose portate via per essere vendute a chissà chi… Aveva
pianto molto pensando che qualche altra bambina avrebbe giocato con le bambole
che erano state sue, che qualcun altro avrebbe sfogliato i suoi libri e si
sarebbe seduto sulla poltrona sulla quale da piccola si addormentava sempre
davanti al camino. Ma ciò che le aveva fatto male più di tutto
era l'aver perso ogni appoggio sentimentale. L'essere rimasta assolutamente
sola. Più sola di quanto mai, nella sua vita, si sarebbe immaginata.
Quando suo padre era vivo, molta gente le era stata attorno: le mamme erano
felici che lei giocasse con i loro figli, molte persone l'andavano a trovare
e la riempivano di complimenti e di attenzioni. Ma da quando suo padre era
diventato povero, nessuna di quelle persone era tornata da lei. Nessuna. E
solo allora aveva capito, forse troppo presto per la sua età, una lezione
importante della vita: che l'amore vero non chiede niente e non vuole niente,
tranne che l'amore stesso. Lei ora non aveva da offrire agli altri nient'altro
che affetto: e, con sua enorme gioia, sembrava che a quei bambini la sua offerta
bastasse.
"Senti, Harumi, tu sei più intelligente di Gono?" le chiese
a un certo punto Rui, guardandola attentamente con i suoi occhietti blu.
"Gono?" chiese spiazzata lei, guardandosi attorno: non si ricordava
di aver sentito nessuno presentarsi con quel nome.
"Ah, è inutile che lo cerchi! Quello se ne sarà andato
via subito, appena ha suonato la campanella…" le spiegò Yu, intuendo
i suoi pensieri. "Piuttosto, tu! Che domande fai?!" continuò,
guardando di storto Rui.
"Ma che cosa vuoi? Non hai visto oggi quanto è stata brava?"
si difese la piccola, spalleggiata da Mami: "Già! E non sei stato
tu a sbottare una cosa simile qualche tempo fa, eh?"
A quelle parole, Harumi intuì a chi si stessero riferendo: "Gono
è forse quello che ha consegnato il compito assieme a me?"
"DOPO di te, Harumi!" la festeggiò Yu, "Ti assicuro
che da quando lo conosco - e sono parecchi anni ormai - nessuno era riuscito
a dargli un simile smacco! Ah ah ah! L'hai proprio stracciato!"
"Avresti dovuto vedere la faccia che ha fatto quando ti ha visto finire
prima di lui!" continuò concitata Mami, "Questa volta non
ha potuto darsi tante arie, vero?"
"Già! Harumi, tu hai vendicato tutti noi! Sei stata grande!"
disse ancora Yu, con tono eccitatissimo.
Harumi gli sorrise gentilmente: "Grazie… ma non capisco…". Si interruppe
per un attimo, e in quell'attimo nei suoi occhi scuri passò un lampo
di tristezza: "Perché ce l'avete tanto con lui? Che cosa ha fatto?"
"Ah, è insopportabile!" sbottò Mami, "Semplicemente
insopportabile!"
"Gono non parla mai con nessuno di noi… sembra che ci odi, anche se non
gli abbiamo fatto niente!" continuò la piccola Rui, sbattendo
i suoi innocenti occhioni.
"E, oltre a tutto questo, si crede chissà chi solo perché
è bravo negli studi…" completò Yu, "A volte ci tratta
come se fossimo tutti un branco di cretini… quel suo atteggiamento di sufficienza
mi dà i nervi!"
"Forse è timido…" ipotizzò Harumi, ma Mami la contraddisse
immediatamente: "No, è proprio odioso! Vuoi la riprova? Guardati
intorno! Lo vedi da qualche parte?"
Harumi, istintivamente, lo cercò con lo sguardo, ma Mami aveva ragione:
non c'era da nessuna parte. Se n'era andato via veramente.
"Che cosa gli costava fermarsi qualche minuto per presentarsi? Infondo
sei nuova!" continuò Yu infiammandosi, "Il fatto è
che lui si sente troppo superiore per mischiarsi a noi poveracci… anche se
oggi l'hai costretto ad abbassare la cresta, he he he…"
Tutti concordarono con le parole del bambino, e Hiroyuki, timidamente, aggiunse:
"Gono… fa paura, a volte…"
"Fa paura?" chiese perplessa Harumi.
Hiroyuki, senza trovare il coraggio di guardarla negli occhi, annuì
leggermente: "Una volta l'ho visto cadere dalle scale. Stavamo scendendo
tutti e due. Un gradino era vecchio e ha ceduto un po', così lui ha
perso l'equilibrio… mentre cadeva, l'ho visto sbattere il braccio, e quando
si è fermato non riusciva più a raddrizzarlo. Allora sono corso
a vedere come stava, ma lui mi ha cacciato via. Poi si è alzato come
se niente fosse ed è andato a cercare la madre superiora. Quando l'ho
rivisto, quella sera, aveva tutto il braccio fasciato…"
"Sì, me lo ricordo!" s'intromise Rui, "Hanno anche chiamato
il dottore quella volta! La madre superiora era preoccupatissima!"
Hiroyuki annuì e poi riprese: "Dev'essersi fatto veramente molto
male… ma non l'ho visto versare nemmeno una lacrima. Nemmeno una…"; fece
una pausa e poi riprese: "Non ha pianto, né ha mostrato di stare
soffrendo… non sembrava nemmeno vivo…"
"Gono non cambia mai espressione: è sempre imbronciato, qualunque
cosa accada accanto a lui. Voi l'avete mai visto ridere?" chiese Mami,
e la folla rispose con un "no" generale.
Harumi abbassò lo sguardo pensierosa; Rui se ne accorse, e allora le
disse: "Vuoi venire a giocare insieme a me?"
"Certo!" le rispose subito l'altra, sorridendole e lasciandosi prendere
la mano da quella della bambina, che cominciò a trascinarla fuori dalla
classe.
"Ehy! Voglio giocare anch'io!" protestò Mami, inseguendo
le due.
"E perché, noi chi siamo? Forza, tutti fuori!" esortò
Yu, facendo lo stesso imitato da tutti gli altri bambini. In pochi secondi,
la classe rimase vuota.
Aprendo la porta della biblioteca, la madre superiora sapeva benissimo chi
vi avrebbe trovato dentro. Gono se ne stava al suo solito posto, intento nella
lettura dell'ennesimo libro di turno. La suora sospirò leggermente,
guardando fuori dalla finestra: tutti gli altri orfanelli si stavano divertendo
un mondo… e Harumi sembrava aver già conquistato la simpatia di tutti,
come previsto. Tutti tranne uno…
"Gono, non ti sembra un po' troppo difficile quel libro?" gli chiese,
cercando un pretesto per parlargli.
Il bambino non mosse gli occhi dalla pagina: "Considerando che sono già
arrivato a più di tre quarti, dovrebbe aver capito da sola che non
è affatto troppo difficile per me… altrimenti non sarei arrivato a
questo punto nella lettura." disse con fredda tranquillità.
"Oggi è una bella giornata… perché non esci un po' anche
tu? Il libro lo puoi leggere quando ti pare, anche questa sera se preferisci…"
tentò di convincerlo la donna.
"Tra lo stare fuori a fare niente e lo stare dentro a istruirmi, in quanto
mia educatrice non dovrebbe consigliarmi la seconda possibilità?"
"La vita di un bambino non è solo studio, Gono! Tu stai esagerando!
Il tuo corpo ha bisogno di movimento, di aria, di sole! Che differenza può
fare se ritardi un po' la tua lettura? Sei già il più intelligente
della classe, nessuno ti…"
"Questo non è vero." si limitò a contestarla il bambino.
Aveva usato il suo solito tono gelido e calmo, ma la suora - che lo conosceva
bene - aveva notato una strana inflessione nelle sue parole. L'episodio della
mattina doveva averlo colpito molto più di quanto non avesse creduto.
"Harumi ha potuto godere di un'ottima istruzione, non c'è nulla
di che stupirsi per quanto è successo." spiegò la suora
con sussiego, "E poi questo potrebbe farti piacere, no? Con lei potresti
parlare di molte argomenti, anche di quelli che normalmente non potresti trattare
con gli altri bambini: non ti sembra che sia una buona idea?"
"No." rispose laconicamente Gono.
"Non sarai invidioso di lei?"
"No. È solo che mi dà fastidio."
"È strano… mi è sembrata una bambina molto gentile… che
cosa in lei ti dà fastidio?"
"Tutto. A partire da come ti guarda. È insopportabile il modo
in cui ti guarda senza dire una parola. E poi il modo in cui parla e si muove:
si atteggia come se fosse la principessa di un castello. Invece è solo
una povera orfana come tutti noi. Evidentemente è troppo sciocca per
rendersene conto."
"Io non ci vedo niente di male in questo… solo perché è
diventata orfana dovrebbe comportarsi male? Dovrebbe essere sgarbata e maleducata?"
Gono rimase un attimo in silenzio, come a riflettere; "E poi… i suoi
sorrisi… sono… sono inutili." concluse alla fine, esprimendo con la voce
tutto il suo fastidio.
La madre superiora lo guardò con un sorrisetto ironico: per uno come
Gono, i sorrisi di tutti erano inutili… non era forse per questo che lui non
sorrideva mai? Ma c'era una cosa che l'aveva colpita nelle parole del bambino;
qualcosa che le aveva riacceso nel cuore la speranza di poterlo, forse, vedere
cambiare… Si rialzò dalla sedia su cui aveva preso posto e si diresse
verso la porta: "Certo, Gono, che devi averla osservata proprio bene
per aver colto tutti questi difetti in lei…" disse, prima di uscire,
"Questo è strano, non l'avevi mai fatto con nessun altro prima…"
Gono strinse forte il libro che teneva in mano: "Come avrei potuto non
notarla, con tutta la confusione che ha creato?" si giustificò.
"Io credo che dovresti darle una possibilità… sai, finora nessuno
è riuscito a capirti, ma forse… forse Harumi potrà farcela.
Forse lei potrebbe capire quello che cerchi negli altri e che non riesci a
trovare…"
Gono si sistemò meglio gli occhiali: "Non credo. Io negli altri
non cerco niente. E una come lei non potrebbe mai capirmi."
Detto questo, il bambino si rituffò nella lettura, ostentando una concentrazione
tale da scoraggiare qualsiasi altro tentativo di conversazione da parte della
donna. La madre superiora richiuse la porta senza fare rumore. Forse Gono
non aveva tutti i torti: lui e Harumi erano diversi quanto il giorno e la
notte. Lei era tanto dolce e solare quanto lui era cupo e gelido: e se Harumi
ricordava tanto il calore primaverile, Gono dava invece la sensazione di un
inverno perenne. Eppure qualcosa nel suo cuore le diceva che c'era qualcosa
che legava quei due in modo misterioso. E questo strano legame avrebbe potuto
giovare ad entrambi.
Rimasto solo dentro la biblioteca, Gono si risolse a chiudere il libro che
teneva: per quanto ci avesse provato, non riusciva a leggere con la solita
attenzione. Rimase serioso a osservare il nulla nella penombra della biblioteca:
per quanto gli desse fastidio ammetterlo, la madre superiora aveva ragione.
Prima di allora non aveva mai fatto tanta attenzione ad un altro. E la cosa
che più lo innervosiva era che, per qualche strano motivo, non riusciva
a farne a meno. Perfino in quel momento, in cui era da solo, riusciva a trattenersi
a stento dalla tentazione di affacciarsi alla finestra e osservarla.
"Harumi! Vieni! Vieni con noi!" sentì gridare qualcuno dal
cortile.
Gono abbassò lo sguardo, e riaprì il libro cercando di recuperare
il segno. Anche se sentiva questo strano interesse verso di lei, questo non
implicava che la madre superiora avesse ragione; non implicava che Harumi
sarebbe veramente stata in grado di capirlo. Anche lui aveva avvertito la
sensazione di luce e calore che lei riusciva a comunicare… ma proprio per
questo, come avrebbe potuto comprenderlo?
"Se trova così tanti motivi per sorridere a tutto e a tutti, allora
vuol dire che non è intelligente come sembra." concluse Gono,
rituffandosi nella lettura.