Un viaggio lungo 100 anni
- by Glenda e Morgan -

Capitolo 1

Conrad camminava fra le macerie seguendo la forza che lo stava trascinando dove voleva nonostante la sua volontà...Avrebbe voluto fermarsi ma non riusciva a opporre resistenza...Era spaventato e confuso...Cos'era stato? Cosa aveva ridotto July city così? ...Se c'era un pericolo nascosto tra quei brandelli di muro, lui ci stava andando incontro, costretto, senza potersi fermare...
...
D'un tratto avvertì un movimento, e vide poco davanti a lui stagliarsi in controluce una figura sottile, alta poco più di un metro e mezzo....la sagoma esile di un ragazzino, che si voltò e lo fissò con due occhi tristi ma austeri.
- Chi sei, piccolo? Che fai in questo inferno... -
Il bambino non aprì bocca, ma quella forza che lo aveva portato fin lì si era fatta più violenta, e lo trascinava con insistenza verso di lui.
Il dottore scavalcò gli ultimi ostacoli per raggiunse, ed allora vide, disteso in un lago di sangue, tra le macerie, un giovane biondo e pallido, privo di sensi. La parte inferiore del suo corpo era quasi irriconoscibile, e dal busto alla testa presentava ferite profonde: eppure era vivo...il soffio debolissimo del respiro muoveva appena il suo petto.
- Knives! - lo riconobbe - Per dio, cosa ti è successo! -
Il ragazzino fissava quel corpo disteso con uno sguardo quasi estraniato...
"Fai quel che devi" lo raggiunse di nuovo quella voce nella testa "Lui ha detto...che sai come salvarlo. Se non lo salverai, morirai anche tu"
Un brivido percorse gelido la schiena del dottore, e per un attimo gli parve che tutte le cose fossero più chiare: per quello Knives lo aveva voluto lì? Per quello lo aveva "svegliato"?...Ma salvarlo...era un'impresa che gli pareva quasi impossibile...Anche se era un plant, come avrebbe potuto...come poteva sopravvivere con il corpo praticamente diviso a metà? Certo, lui sapeva bene che quelle creature avevano una facoltà di guarire dalle ferite molto più sviluppata di quella degli uomini...Lui stesso aveva contribuito a che ciò fosse possibile...Ma di qui a pensare di poter sottrarre alla morte un essere vivente ridotto in quelle condizioni...
- Che...che cosa devo fare? - domandò, stordito.
Il ragazzino si chinò sul corpo del ferito, fino a portare la fronte vicinissima a quella di lui
"Andiamo all'impianto...Lì...ti daremo istruzioni..."
...
- D'accordo - assentì, caricandosi il giovane sulle spalle - Lo porterò all'impianto più vicino. Al resto penseremo dopo -
Il ragazzino lo seguì silenziosamente, senza staccare per un attimo gli occhi da quel corpo martoriato, con uno sguardo che esprimeva devozione e sofferenza insieme...

***

- Le funzioni vitali sono sincronizzate con quelle dell'impianto. I plant...sono davvero creature sorprendenti... -
Il dottore si allontanò dal monitor e si volse verso il bambino, che era rimasto in piedi tutto il tempo, alle sue spalle, immobile.
- Ehi, sei ancora lì? - chiese - ...Non essere preoccupato. Non morirà, vedrai... -
Lui non rispose: alzò appena la testa verso la capsula in cui il corpo del ferito stava disteso, immerso in uno caldo liquido trasparente.
- Tu...sei il ragazzino che vive con Knives, vero?...Come ti chiami? -
Silenzio. Solo un nuovo sguardo muto e assorto.
- ...Perché non parli, piccolo? Non riesci a farlo?... -
Egli esitò un istante, poi lo fissò dritto negli occhi e mormorò appena due parole
- Voi... - chiese - salverete...il mio signore...vero? -
Il dottore si sorprese nel riconoscere la voce che aveva sentito nella sua testa...ma da quando aveva avuto a che fare con quegli esseri straordinari si era abituato alle stranezze, e provò tenerezza per quel bambino esile con lo sguardo da adulto, che, pure, lo aveva un attimo prima minacciato di morte.
- Certo - disse - L'impianto ha dei grandi poteri, e Knives è molto forte... -
Lui non aggiunse altro: si voltò di nuovo e riprese a fissare il corpo immobile del ferito.
- Sarai stanco... - insistette il dottore - è un giorno che sei qui...vai a dormire... - Ma non appena gli pose le mani sulle spalle per convincerlo ad allontanarsi, una fitta dolorosissima attraversò tutti i muscoli delle sue braccia, che parvero per un attimo come paralizzati
- Ehi...ma cosa...? -
"Io non prendo ordini dagli esseri umani" gli sussurrò nella testa la stessa voce "E resterò accanto al mio signore finché non si sveglierà"

***

Finchè non si sveglierà...? Che follia pensare una cosa del genere - si diceva il dottore - ...Knives avrebbe potuto svegliarsi fra un giorno o fra un anno...Lui non poteva fare molto di più che riuscire a tenerlo in vita. I plant erano esseri che la scienza umana ancora non conosceva a fondo...benché proprio con la sua stessa scienza, lui avesse avuto molto a che fare con loro, un tempo...
Ma gli sembrava passata un'infinità...la sua memoria era confusa...Era come se quel sonno durato 100 anni avesse reso i suoi ricordi simili ad un sogno...
E poi quel ragazzino...che sembrava vivere in funzione di Knives...e che lo chiamava "signore"...Era forse succube dei misteriosi poteri di quel plant?...O c'era un legame diverso tra loro?...Dopotutto, anche lui lo aveva notato...se ne era accorto nel momento stesso che si era alzato dalla capsula criogenica, ed aveva sentito la sua voce: Knives Millions era un essere pericoloso...Una creatura dotata di una forza psicologica tale, che era impossibile restare indifferenti alla sua attrazione. Una creatura da odiare o da venerare.
Confusi ricordi si affollavano nella sua memoria...Il viso di quel giovane biondo...che aveva gli stessi occhi del Plant...Ma no...non di Knives...Era un altro il volto che sarebbe rimasto impresso per sempre nella sua testa...quando lo aveva visto per l'ultima volta, immobile, ai suoi piedi, sul pavimento gelido del laboratorio...
- Tu penso che sia giusto ciò che stiamo facendo? -
Quella voce arrivò al suo pensiero confusa, riemersa da una caverna fonda cento anni
- Se lo dice Stewart! Lui sa quello che fa!...E poi...la posta in gioco è molto alta...-
- Salvezza o estinzione... -
- Già... -
- Bill...Tu pensi che lo troveremo davvero, un altro pianeta? Un pianeta su cui ricostruire un futuro?-
- ...Se il progetto riuscisse...qualunque pianeta potrebbe diventare la nostra nuova casa...lo sai...-
Il sorriso dolce di Alex si parò nella sua memoria con una lucentezza dolorosa e spiazzante
- Ti faccio vedere una cosa, Bill! Guarda qui! -
- Ah! Un ologramma! Che bello! -
- Oh, no! Non è un ologramma! E' un fiore vero! L'ho fatto nascere artificialmente, ricreando in questa capsula le condizioni ambientali adatte! Che te ne pare? -
- Incredibile...certo che sei proprio un genio, Alex! E che fiore è? Non l'ho mai visto! -
- E' un geranio...Un geranio rosso...Il fiore preferito della ragazza più bella e più dolce della terra... -
...
Dio, e poi?
E poi che era successo?
Si riscosse, e il suo sguardo corse ad accertarsi che tutti gli strumenti funzionassero nel modo migliore.
Il bambino, in piedi, con le mani abbandonate lungo i fianchi, aveva lo stesso sguardo e la stessa posizione di poco prima, e sembrava un pupazzo immobile, fermo a contemplare una scatola di vetro...

Capitolo 2

Era scesa la notte, il dottore uscì appena fuori dall'impianto. Le condizioni di Knives si erano ormai stabilizzate, il plant non era più in pericolo di vita, così il medico pensò bene di prendere una boccata d'aria fresca. Le cinque lune illuminavano il cielo e la terra di una luce intensa e delicata, ma il panorama che si stagliava a qualche centinaia di metri fuori dall'impianto era tra i più desolanti che avesse mai visto. Sembrava che la città fosse stata rasa al suolo da una bomba nucleare. Pensò: Ma com'è possibile? Gli uomini che vivono su questo pianeta non hanno certo i mezzi per costruirne una! Non capisco! Un terremoto…no! Curioso! Perché avrebbe dovuto colpire solo questa città?
Di nuovo sentì quella voce che prima lo aveva guidato verso Knives, ma questa volta non gli parlava più nella mente, essa sembrava provenire dalle sue spalle! Si voltò di scatto e lo vide dietro di sé a pochi passi, in mano reggeva due torce. Quella figura sottile che prima lo aveva condotto dal plant noto con il nome di Knives, ora gli stava di fronte e guardandolo ancora una volta negli occhi disse: "Non è stata una bomba a provocare questa devastazione, né tanto meno un terremoto! E' stato lui!"
Il dottore restò perplesso, guardava quel bambino ma sembrava non capire, disse: lui chi? Di chi stai parlando, piccolo? Il bambino rispose: Ma come! Non l' avete ancora capito? Voi dovreste già averlo immaginato! Il dottore continuava a fissare il viso del suo interlocutore nella speranza di leggere la risposta in un suo cenno, ma niente. Gli occhi di quel ragazzino erano freddi ed impenetrabili come un muro d'acciaio!
Non ricordate? E' strano…! Continuò.
Ricordare…in quel momento per lui era la cosa più difficile e anche la più dolorosa, gli esperimenti, Steward, il progetto, Alex, e ora Knives…oh per la miseria! D'improvviso aveva capito! Aveva finalmente compreso cos'era stato a provocare quel disastro…un solo nome affiorò dalla sua memoria, perché non poteva sbagliarsi…Vash!
"Esatto dottore!" Di nuovo quella voce. Ma questa volta la voce parlava direttamente nella sua mente. "Avete centrato l'obbiettivo! Si è stato proprio lui, l' ha fatto un'altra volta! Ha sparato a suo fratello, il mio signore Knives! Solo che in questo caso ha pensato bene di usare il suo angel arm!"
A quelle parole il dottore rimase sconvolto! "Ma come! Perché? Perché l' ha fatto? Knives è quasi morto! Senza contare tutte le persone della città! Mio Dio! E' terribile!"
Il bambino sembrò sorpreso da quelle frasi e fissandolo con i suoi occhi color giallo oro che si erano fatti più penetranti che mai, disse: Mi stupiscono le sua parole! Il mio signore mi aveva accennato quali fossero le sue vere intenzioni e quelle del suo amico e collega Steward! Il dottore pensò: Come ha fatto a scoprirlo! E il bambino parlando rispose: Mi spiace dottor Mac Farlane, per avere questa risposta dovrete aspettare che Knives si svegli!
L'uomo, preso alla sprovvista da quelle frasi domandò: Ma tu chi sei? Qual è il tuo nome? Tu non sei un bambino come tutti gli altri non è vero? Che legame hai con Knives? E Vash, dov'è ora?- Quella creatura fissò l'uomo con uno sguardo da cui sembrava non trasparire nessuna emozione, infine disse: il mio nome è Legato, Legato Bluesummers…e non sono che un servitore di Knives! A lui devo la mia vita e il mio nuovo nome. E' stato lui a sceglierlo per me, ciò che ero prima d'incontrarlo non ha più importanza. Ma ora basta con le domande, dobbiamo cercare qualcosa - Diede una delle due torce al medico e accese la sua.
-Cosa? - Esclamò Mac Farlane. Pensò: Cosa ci poteva essere d'importante da cercare, in mezzo a quella distruzione! Nulla era rimasto in piedi, tutto si era ridotto ad un cumulo di macerie.
Legato si era già avviato verso ciò che restava della città ma d'un tratto si fermò e voltandosi verso il dottore disse: -Allora venite? Non abbiamo molto tempo!- Mec Farlane fissò il bambino e avviandosi verso di lui chiese: -Cosa dobbiamo cercare?- Legato continuando a camminare disse: -il braccio di lui -
-Il braccio di lui…- Ripeté il medico con aria perplessa! Vuoi dire di Vash!
-Esatto - Disse Legato e poi continuò - il braccio che oggi Vash ha perso nello scontro con il mio signore!
Il medico si fermò di colpo, gli occhi spalancati, persi nel vuoto…Vash ha perso un braccio! Ma è ancora vivo! Dov'è ora?
Ancora una volta Legato si fermò e voltandosi verso Mec Farlane disse: Si, lui è ancora vivo, ma dove sia ora non lo so. Ho perso le sue tracce subito dopo l'esplosione, ma è vivo, il mio signore non ha dubbi su questo! E ora muoviamoci.
Il medico accese la sua torcia e insieme a Legato si diresse verso ciò che restava di una cattedrale gotica costruita circa vent'anni prima, dalle macerie affioravano parti di sedie e panchine di legno, frammenti di vetro, tralicci di ogni tipo e persino il busto di una Madonna con le mani congiunte, in preghiera...quasi a ricordare la terribile disgrazia che aveva colpito July City. Le cinque lune illuminavano quel che restava della città, quasi a vegliare su tutte le vittime della devastazione causata dall'angel arm di Vash.
Mac Farlane chiese: perché siamo tornati in questo luogo? Non dirmi che lo scontro è avvenuto proprio qui, dentro questa cattedrale? Legato annui.
Il dottore chiese: Perché? Perché proprio dentro la casa del Signore! Legato rispose: E' il posto che Knives ha scelto per incontrare Vash, sul perché l'abbia fatto non so rispondere.
E senza più parlare cominciò a cercare. Anche il dottore cominciò a cercare. Ma dopo un po' si fermò e guardando Legato che nel frattempo si era spostato poco più in là disse: Non lo troveremo mai in mezzo a queste macerie e poi, a cosa ti serve il braccio di Vash?
-Dobbiamo trovarlo! E' un ordine del mio signore! Sarà lui ad illustrarvi sull'utilizzo che dovrete farne.
-Ma è impossibile! Anche se lo trovassimo Knives potrebbe comunque svegliarsi anche tra molti anni!
-No! Lui ha detto che riuscirà a riprendere i sensi una sola volta, per pochi minuti e allora le spiegherà quello che dovrà fare
-Non può essere! Nelle sue condizioni non può fare una cosa simile! E' troppo rischioso!
- Dottore, voi mi stupite! Non dovreste sottovalutare il potere di un plant, un plant come Knives poi! Sapete bene di cosa è capace...
-Ma come farà a svegliarsi?
-Sarò io a chiamarlo, quando sarà il momento, con la mia telepatia.
-Tu!? Ma come…- Era dunque questo il legame tra Knives e Legato, pensò? Quel bambino era capace di comunicare con quel plant fino a questo punto? - E' Straordinario!- Esclamò.
Si meravigliò di come fosse possibile una cosa del genere -Ma tu, chi sei veramente, Legato Bluesummers!?- Disse!
-Per questa domanda avete già avuto la vostra risposta - Replicò il bambino -Non mi piace ripete le cose, dottore - Lo sguardo di Legato si era fatto di ghiaccio, nonostante il colore dei suoi occhi fosse di un splendente giallo oro.
Un brivido percorse la schiena di Mac Farlane, quella creatura che ora gli stava di fronte, pur essendo soltanto un bambino, era capace di incutergli una strana e inquietante paura. Decise che, per il momento, era meglio evitare di indagare troppo e di proseguire con la ricerca del braccio di Vash.

Erano già trascorse due ore da quando avevano iniziato le ricerche ma fino a quel momento non avevano ancora trovato ciò che cercavano.
Il dottore stanco, decise di riposarsi un po' sedendosi su un grosso masso che emergeva dalle macerie. Ma d'un tratto sentì di nuovo quel potere su di sé, quella forza che prima lo aveva spinto verso Knives ora lo stava costringendo a rialzarsi - Non possiamo riposare fino a quando non l'avremo trovato, dottore! Sa bene che se perdessimo ancora del tempo non potremmo più utilizzare l'arto di Vash - Mac Farlane, ormai in piedi esclamò - Ma insomma Legato! Tu sai a cosa ti serve quel braccio, perché non lo spieghi anche a me? Vorrei capirci qualcosa!
Il bambino rispose: ancora una volta vi rifiutate di capire. Non spetta a me darvi delle spiegazioni.
Lo sguardo di Legato di era di nuovo fatto di ghiaccio, ma all'improvviso percepì qualcosa! Si, i suoi occhi avevano focalizzato qualcosa e da freddi ed impenetrabili erano diventati di un giallo abbagliante...Sembrava che dovessero prender fuoco da un momento all'altro.
Uno strano bagliore proveniva da un punto vicino a quel masso dove pochi minuti prima Mec Farlane si era seduto.
-L' ho trovato, finalmente!-
Legato, sotto gli occhi dello scienziato, scavalcando gli ostacoli con una sorprendente agilità per un bambino di quell'età, corse in direzione di quel punto. Si avvicinò, si chinò e spostate alcune pietre lo vide! Era lì! L'arto di Vash era proprio davanti ai suoi occhi! Un sorriso glaciale comparì sul viso di Legato e i suo sguardo si fece di nuovo freddo ed impenetrabile.
La mano impugnava ancora la pistola, una revolver nera a sei colpi 45 magnum colt long, gemella di quella d'argento, che Vash aveva puntato contro Knives. Ed era stato proprio il bagliore di quell' arma riflesso dalla luce delle cinque lune, ad attirare la sua attenzione.
Prese il braccio delicatamente, tra le mani. Nonostante la terribile esplosione era rimasto intatto! Ma il movimento fece cadere la pistola, Mec Farlane si avvicinò, la raccolse e osservandola pensò: -E' un'arma veramente ben fatta! -
- L' ha costruita Knives, il mio signore!-
Il dottore guardò quel bambino che ancora una volta, con straordinaria facilità, aveva letto nel suo pensiero. Ora i suoi occhi non erano più freddi e impenetrabili, una nuova luce li faceva risplendere sotto i raggi delle cinque lune. Per la prima volta da quando lo aveva incontrato, Legato non sembrava più una creatura quasi surreale, ma un bambino come tutti gli altri.

Si diressero verso l'impianto che dall'esplosione, miracolosamente era rimasto intatto, e rientrati andarono verso la stanza in cui Knives, disteso e immerso nel caldo liquido trasparente, dormiva all'interno della capsula. Legato consegnò il braccio di Vash al dottore che lo pose all'interno di un contenitore idoneo e subito si avvicinò a Knives. Poggiò le sue mani sulla parete esterna della capsula e guardò intensamente in viso del plant. Gli occhi del ragazzino esprimevano ancora una volta quella sofferenza e devozione che Mac Farlane aveva già notato quando aveva preso su di se il corpo martoriato di Knives.
Da quando erano rientrati Legato non aveva smesso di fissare il viso del plant che sembrava freddo, inespressivo. Le labbra erano serrate e gli occhi chiusi in un sonno profondo, privo di sogni.
Il dottore, che fino ad allora aveva controllato le funzioni del braccio di Vash, si avvicinò a Legato e dopo aver dato un'occhiata a Knives si rivolse al ragazzino che per tutto quel tempo non aveva staccato il suo sguardo dal plant, dicendo: -Il braccio non ha subito alcun danno, è praticamente perfetto! Per sicurezza l' ho messo dentro un contenitore criogenico, così si manterrà intatto!- Ma Legato non rispose, la sua attenzione era solo per Knives.
Mec Farlane non poté fare a meno di domandarsi il perché di tanta devozione verso il plant! Quel ragazzino sembrava adorarlo, quasi come fosse un dio!
- Sopravviverà…vero dottore?- Lo scienziato, immerso nei suoi pensieri, fu costretto a tornare alla realtà - Come? Oh! Certamente! Ti ho già detto che Knives è molto forte. E per il momento le sue condizioni sono stabili, non è in pericolo di vita.

Erano ormai trascorse alcune ore da quando erano rientrati all'impianto
- Legato, ormai si è fatto tardi, che ne diresti di andare a riposare. -
- Le ho già detto che voglio restare vicino al mio signore!! Non intendo muovermi da qui! -
- Ma ragiona! Piccolo, è inutile che tu resti qui, tanto non puoi fare nulla!
- Si sbaglia! Lui può sentire la mia presenza, se gli rimango vicino non si sentirà solo.
- Ma non dire sciocchezze! Knives sta dormendo, come può sentirti?
-Dottore è lei a non capire! Lui mi sente e tra non molto lo sveglierò!
Mac Farlane sospirò - E va bene! Se ci tieni tanto resterai qui con lui, ma prima di svegliarlo fammi assicurare che Knives corra meno pericoli possibili!-
- Questo è uno dei motivi per cui lei si trova qui. Si ricordi! Se Knives muore anche lei morirà!
- Non morirà, vedrai! Ma dobbiamo portarlo in un luogo più sicuro. Nessuno deve sapere di lui, soprattutto ora che si trova in queste condizioni.
- Avevamo pensato anche a questa evenienza, dottore. - Fuori, sul retro, c'è un mezzo già pronto per il trasporto.
- Ah! E avevate già pensato in quale luogo portarlo?
- Si, è una nave seminascosta nel deserto. Il mio signore l' ha trovata mentre ispezionava il posto. Gli impianti sono ancora ben funzionanti, potrebbe dormirci per anni senza nessun problema.
- Bene! Allora partiremo appena sarà l'alba!
Il medico uscì ad ispezionare il mezzo, un furgone per traslochi non molto grande che avrebbe dovuto trasportare il plant. A prima vista non sembrava che un normale furgone di colore blu, ma il suo interno rivelava tutta l'efficienza della "tecnologia perduta". Mac Farlane, si meravigliò di come il tutto fosse stato adattato ad uno spazio così ristretto. Pensò che sicuramente era stato Knives a far quello e si stupì della straordinaria intelligenza di quel plant! - E' riuscito a ricreare un impianto in miniatura! Straordinario!-
Ma c'era un unico problema: un'autonomia energetica limitata a pochi giorni. Infatti la macchina riusciva riprodurre l'energia dei plant per un breve periodo. Per cui era necessario raggiungere il luogo stabilito nel minor tempo possibile. Mac Farlane rientrò all'intermo dell'impianto e andò nella stanza dove si trovavano Knives e Legato. Il ragazzino aveva trovato una sedia e sedutosi vicino alla capsula di Knives, continuava a vegliare sul plant. Lo scienziato gli si avvicinò chiedendogli:- Senti, Legato, quanti giorni dura l'autonomia energetica dell'impianto installato sul furgone?- Legato, non si voltò ma rispose: -Secondo quello che mi ha detto il mio signore Knives, circa dieci giorni. - Mac Farlane continuò:- E quanto dista da qui il posto dove dovremmo trasportare Knives?-
- Circa una settimana. -
- Immagino che tu sappia già dove si trova, non è vero?-
- E' così!-
- Bene, comincio a preparare il necessario per il viaggio, tra poco farà giorno, dobbiamo sbrigarci. -

Dopo aver preparato tutto il necessario Mac Farlane chiamò Legato a se dicendogli: -Dobbiamo caricare Knives sul furgone, dammi una mano a trasportare la capsula in cui dorme. - Legato annuì. -Dobbiamo star attenti a non staccare i cavi che collegano la capsula con l'impianto, la capsula ha un'autonomia energetica di soli tre minuti. -
Per fortuna i cavi erano abbastanza lunghi da permettere di raggiungere il furgone con facilità e usando un mezzo idoneo caricarono la capsula all'interno del mezzo di trasporto. Il dottore staccò i cavi dall'impianto e immediatamente li ricollegò al macchinario montato sul furgone.
- Bene, possiamo andare-
- Aspetti un momento, dottore! Stiamo dimenticando qualcosa - Legato tornò indietro all'interno dell'impianto, nella camera che fino a pochi minuti prima aveva ospitato Knives, prese il braccio di Vash conservato in un contenitore criogenico e uscì dirigendosi verso il furgone.
- Ah! Il braccio! L' avevo dimenticato!-
- Un errore che poteva esserle fatale -
- A proposito! E la pistola, dov'è?-
- Quella l' ho già messa al sicuro. E' lì dentro! .- E indicò uno zaino a forma di sacco che si trovava già all'interno del furgone. - Legato, ma quando l' hai messo qui dentro? Non ti ho visto neppure entrare!-
- Voi non dovete preoccuparvi di questo, non è una questione di rilevante importanza!-
- Si, ma … quello è uno zaino in dotazione alle capsule di salvataggio del SEEDS! Come mai tu ne possiedi uno?
- E' molto semplice! Me l' ha regalato il mio signore!-
- Oh…! Davvero?!-
- Si! Ma adesso credo che dovremmo andare! E' quali l'alba!
- Già! Stanno cominciando ad arrivare i soccorsi per le vittime della città! E' meglio che nessuno ci veda e soprattutto è meglio che nessuno veda Knives!
Entrarono all'interno del furgone, il dottore si sedette alla guida, mentre Legato si sedette sul retro, accanto alla capsula in cui dormiva il plant.
Partirono. L'orizzonte cominciava ad illuminarsi di una luce rossastra ma delicata, lentamente cominciavano ad apparire i due soli mentre, sulla strada, il grosso furgone lasciava la città devastata dirigendosi verso il deserto.
- Legato, controlla sempre che la luce della spia sul quadrante posto in cima alla capsula sia verde! Se dovesse cambiare colore avvertimi subito!-
- D'accordo!-
Procedevano su una strada battuta, ormai si era fatto giorno, quando Mec Farlane notò qualcosa sulla strada: -Oh no! Dannazione! Questa proprio non ci voleva!-
- Qualcosa non va?- Chiese Legato.
- Si! C'è un posto di blocco! Deve essere per via di July. Avranno capito che non può essere stato per un fenomeno naturale o per un normale incidente! Cosa facciamo? Dobbiamo fermarci, non possiamo rischiare che sparino sul furgone!
- Non si preoccupi! A loro penserò io! Fermi pure!-
- Che intendi dire?- Il dottore si voltò indietro per guardare Legato da una finestrella posta alle sue spalle e lo vide. Una ciocca di capelli color blu intenso copriva parte del viso del bambino, ma nonostante questo i suoi occhi erano ben visibili e si erano fatti freddi, ma incredibilmente penetranti. Mac Farlane riprese a guardare la strada mentre si il furgone si avvicinava verso il posto di blocco. - Legato, cosa vuoi fare? Che intenzioni hai? Non vorrai usare il tuo potere, spero!?-
- Si, s'è necessario. Devo proteggere il mio signore ad ogni costo!-
- Ma ti rendi conto di quello che dici? Potrebbero esserci delle vittime!-
- Questo per me non ha nessuna importanza! Ora il mio unico obbiettivo è proteggere Knives!-
- Ma…aspetta un momento…!-
- Si fermi! Siamo quasi arrivati!-
- Si, ma…!- Il medico sospirò e si preparò a frenare, mentre i federali gli intimavano di arrestare il mezzo.
Erano in quattro e armati. Uno di loro si avvicinò alla portiera del furgone, quella da cui viaggiava il medico.
- Buongiorno! Polizia federale! Stiamo facendo un controllo su tutti i mezzi in circolazione nei paraggi, c'è stata una grave esplosione a July, una cosa tremenda!-
- Mac Farlane fece finta di cadere dalle nuvole:- Ma è terribile! Cosa è successo?-
- Non si sa! Gli esperti stanno facendo delle indagini per scoprire cosa sia capitato. Quello di cui al momento si è certi e che la città è stata devastata!-
- Ci sono dei sopravvissuti?-
- Sembra di si, ma sono pochi e pare che ci siano scarse possibilità che il numero aumenti in modo considerevole.
- Mi dispiace!-
- Dovrebbe favorirmi i suoi documenti e aprire dietro. Devo ispezionare l'interno, sa in questi casi, è la legge!-
Documenti! Gli venne quasi da ridere! Per uno che dormiva da più di cento anni era a dir poco curioso! - Potrei anche mostrarglieli ma non ce li ho, e poi non credo che al giorno d'oggi avrebbero validità!-
- Che intende dire? Scenda dal furgone! -
Il medico aprì la portiera e scese. - Tenga le mani alzate, si giri faccia a muro e le poggi le mani sul furgone!- Intanto un altro federale si era avvicinato. - Cosa c'è Jack?- Questi rispose:- Simon, quest'uomo è senza documenti, perquisiscilo!-
- D'accordo!- E cominciò la procedura di perquisizione. - Non ha nulla di sospetto addosso!-
- Vediamo cosa nasconde all'interno di questo furgone! Avanti lo apra!-
Mac Farlane disse:- Non c'è nulla dentro, dovete credermi!- Sapeva bene che se avesse aperto le due ante del furgone, quei federali sarebbero morti uccisi dal potere di Legato!
- Dicono tutti così!- E spingendo lo scienziato con violenza lo condusse davanti alle due ante chiuse. - Vi prego di credermi, non c'è nulla li dentro!-
- Poche storie- Disse Jack! E non il calcio del fucile colpì il viso di Mac Farlane, che cadde a terra.
- Jack, smettila! Non è il caso che tu agisca così!-
- Simon, quest'uomo nasconde qualcosa! E il mio istinto mi dice che c'entra con July! Lo sai che il mio sesto senso non sbaglia mai!-
- Si, ma non c'era bisogno di colpirlo in quel modo!-
- Beh, in ogni caso è meglio che si decida al aprire queste maledette ante se non vuole che lo conci per le feste!-
Nel frattempo Mac Farlane si era rialzato, del sangue colava dal lato sinistro della bocca, cercò di frenare l'emorragia portando il dorso della mano sinistra sulla bocca dolorante.
- Allora si decide! O preferisce che le dia un'altra lezione!-
Mac Farlane guardò i due federali con aria quasi compassionevole. - Che diavolo hai da guardare in quel modo? Ti credi furbo? Farai meno il superiore quando ti porteremo in centrale!- Ma le uniche parole che uscirono fuori dalla bocca del dottore furono:- Mi dispiace…- Si voltò verso il furgone e aprì le due ante. I due federali si avvicinarono per guardare all'interno. - Ma che diavolo…- Fecero appena in tempo a vedere i macchinari che Legato gli si parò davanti con la sua figura. Dal furgone sembrava più alto della sua effettiva statura. -E tu chi saresti ragazzino? - Legato rispose con voce ferma ma decisa:- Io sono colui che porrà fine alla vostra inutile vita -
- Cosa?! Ah!Ah!Ah!Ah! Pidocchietto! Qui non stiamo giocando, scendi da questo furgone!- Disse Jack
- So benissimo che questo non è un gioco per voi, ma per me lo è ed ora vi spiegherò le regole - Un ordine raggiunse le menti dei due federali:- Richiudete queste due ante, uccidete gli altri due vostri colleghi e poi suicidatevi -
I due federali eseguirono l' ordine come automi sotto gli occhi increduli di Mac Farlane.
- La via è libera, possiamo andare, ma prima sposti le auto che bloccano la strada. Dottore! Mi ha sentito?- Lo scienziato era rimasto impietrito, nonostante si aspettasse qualcosa di simile dal potere di Legato non riusciva, tuttavia a capacitarsene!
- Allora mi ascolta? O devo usare il mio potere anche su di lei?
- Eh? Ah! Le macchine…sì…ora le sposto!- Prese le chiavi dai corpi senza vita dei federali e una alla volta spostò le due auto che ostruivano il passaggio.
Risalì sul furgone e riprese a guidare. Rimase in silenzio per un lungo periodo. Era sconvolto! Non riusciva a credere a quello che aveva visto! Alla fine disse: Legato, posso farti una domanda?-
Legato si era seduto a fianco della capsula con le braccia incrociate e la schiena e la testa poggiate sulla parete del furgone, le gambe distese.
- So già cosa vuol chiedermi, vuol farlo da quando siamo ripartiti!-
- Si, questo tuo potere come l' hai acquisito?-
- Non l' ho acquisito, è qualcosa che è nata con me -
- Ma come hai imparato ad usarlo?-
- Le interessa così tanto saperlo? La notizia potrebbe sconvolgerla... -
- Beh, ormai, arrivati a questo punto…-
- Bene, allora avrà la sua risposta. E' stato Knives, il mio signore. Lui mi ha insegnato ad usare il mio potere! Lui dice che è un dono, qualcosa di cui andare fieri -
Il dottore rimase in silenzio per qualche minuto, poi disse:
- Ed… è stato lui a spiegarti ed insegnarti in che modo usarlo e soprattutto su chi?-
- Naturalmente!-
- E ci sono altri come te che hanno a che vedere con Knives?-
- No. Al momento sono l'unico. Ah! Un'altra cosa! Voi sapete bene che non possiamo assolutamente permetterci di perdere del tempo. Ne va della vita del mio signore! La prossima volta che ci capiterà un intoppo come quello di oggi, non lascerò che accada di nuovo. Se voi siete restii alle risoluzioni drastiche allora non intromettetevi e lasciate fare a me!
Il medico rimase di nuovo in silenzio mentre proseguiva a guidare per il deserto. Una valanga di ricordi precipitò nella sua mente:- Steward, Steward, guarda! Sono vivi, si muovono! E' meraviglioso!-
- Si! Ce l'abbiamo fatta! Finalmente! Ora potremo creare il nostro futuro!
Mac Farlane tornò alla realtà! Si domandò dove avrebbe dovuto portarlo, quel viaggio intrapreso più di cento anni fa e che ora stava continuando in quel deserto, su quel furgone…


Capitolo 3

Viaggiavano senza sosta da almeno dodici ore...Conrad non ce la faceva davvero più, aveva fame e sete, e la stanchezza gli stava chiudendo le palpebre.
- Legato - disse - Pensi che possiamo fermarci qualche ora? Umanamente, credo di non poter resistere di più -
- Non le ho ordinato di morire di fame e di sonno - rispose da dietro il ragazzino - le ho chiesto solo di fare in modo che il mio signore sia accudito nella maniera migliore. Per il resto, faccia come crede -
Il dottore proseguì fino ad un minuscolo paese, e fermò il mezzo poco fuori dell'abitato. - E' bene che non entriamo in città...Non siamo ancora abbastanza lontani da July city. Mi procurerò delle provviste e tornerò presto. Ci riposeremo qui -
...
Legato rimase solo, chiuso nel retro del furgone. Da fuori non proveniva un solo rumore: solo il pacifico e meraviglioso silenzio che Knives amava tanto...Si alzò, e socchiuse appena le ante, poi tornò subito a sedersi vicino alla capsula dove il plant dormiva - ho aperto un po', così puoi sentire il deserto di notte...va bene? - mormorò appoggiando una mano sul vetro che lo separava da lui - ...penso a tutto io...non temere...ti porto all'impianto e tu ti sveglierai...Conrad è bravo...ti farà stare bene presto...- Nascose la testa tra le mani e strinse forte gli occhi: provava una paura profonda, una paura che lo lasciava senza respiro...Anche i plant potevano soffrire? Potevano essere feriti, provar dolore...morire? Non era giusto...tutta la vita non era giusta...non una sola cosa era come avrebbe dovuto essere...
D'improvviso, dopo molto tempo, ricordò di nuovo quel pomeriggio freddo...il pomeriggio di quello strano giorno in cui era piovuto forte e tirava vento...e una tempesta di grandine aveva distrutto nella notte tutto il raccolto...Anche quel mattino aveva avuto la sua dose di percosse, per un pretesto che non ricordava...ma il cielo era triste e bello e lui era andato fuori, a respirare l'aria bagnata...e il suo odio per tutto quello che gli girava attorno, per i suoi genitori, per la sua vita stessa si mescolava al profumo di pioggia e si addolciva piano, scivolando lento nel suo animo come qualcosa di giusto e di naturale...
...Stava attraversano la piazza della fontana - un fontana secca da anni, e innaturalmente piena d'acqua, quel mattino - quando un sasso lo aveva colpito sulla fronte incidendo un piccolo taglio tra l'occhio e il sopracciglio
"Sta' lontano da qui, mostro!" aveva gridato quell'uomo, imprecando "Andatevene, famiglia di scellerati! Finchè resterete qui, questo villaggio non avrà che disgrazia!"
Legato lo conosceva...era il suo vicino di casa, il padrone di una tenuta nella piccola zona fertile poco fuori del paese "E' colpa tua, demone! Dio ci punisce per averti ospitato tra noi!"
...Lui aveva scrollato la testa, asciugandosi il sangue con la mano, e aveva proseguito indifferente...
...l'odio per quel mondo scendeva lento dentro i suoi sensi, insieme all'odore dolce del selciato umido di pioggia e al calore del sangue sulle sue dita...
"Dove vai, piccolo bastardo!!! Dovresti piangere e implorare il signore, perché abbia pietà di te e risparmi questa terra!"
Legato aveva continuato a camminare
"Ehi, hai sentito quel che ha detto mio padre, moccioso?"
Martin Foeber, il figlio del fattore, gli si era parato davanti e lo aveva spinto a terra: era un suo compagno di scuola, aveva solo un anno più di lui, ma era molto più alto e robusto.
"Lasciatemi in pace..." bisbigliò Legato quasi tra sé, rialzandosi.
"Sei stato tu!" insistette Martin sbarrandogli di nuovo la strada "Mio padre dice che sei stato tu a portare la tempesta, perché sei maledetto!"
Il signor Foeber raggiunse il figlio, minacciando, frattanto, alcuni passanti nella piazza avevano fatto cerchio attorno a loro.
"E' vero, è stato lui!" esclamò una donna "quel piccolo mostro è capace solo di far del male agli altri!"
Legato cercò di aprirsi un passaggio, mentre la ressa e gli insulti dei compaesani si facevano più fitti
"Dove vai, codardo!" lo afferrò per la spalla Foeber "non hai nemmeno le parole per chiedere perdono a Dio?"
"Se esistesse un Dio" si voltò allora Legato fissando negli occhi l'aggressore, e parlando con una voce calma e gelida che non sembrava affatto quella di un bambino "Dovreste detestarlo per avervi lasciato in vita...e ringraziarlo per quella pioggia bellissima...."
"Ci prendi in giro, bastardo? Osi deridere le nostre disgrazie? Tu sei un demonio! Tu sei una creatura dell'inferno!"
Il vecchio Foeber si scagliò sul bambino, e, afferratolo per il bavero della camicia, lo colpì più volte violentemente, sbattendolo poi con forza sul selciato, e continuando a prenderlo a calci. Legato, rannicchiato a terra, si riparò la testa tra le mani e strinse i denti, ma non si fece sfuggire un solo lamento.
"Tu hai bisogno di una lezione, ragazzino! Imparerai a risponderci così!"
L'uomo si sfilò la cinghia, e prese a percuoterlo finché le vesti del bambino non cominciarono a tingersi di rosso..."Chiedimi perdono, dannato!"
Legato, allora, alzò appena la testa, e la fibbia della cintura gli sfiorò la guancia, che prese a sanguinare abbondantemente..."Lasciatemi in pace..." mormorò ancora, senza tono.
D'improvviso, il braccio di Foeber si irrigidì, e rimase fermo, bloccato a mezz'aria, mentre la cinghia cadeva ai suoi piedi...il volto dell'uomo si contrasse in un espressione di dolore, poi la mano corse a stringere il petto, che pareva trafitto da una lama tagliente "A-aiuto...il...il mio cuore..."
"Per Dio, un infarto!" gridò la donna "Presto, il dottore!"
Foeber ansimava a terra, piegato su se stesso dal dolore: d'un tratto emise un grido agghiacciante, spalancò la bocca e rimase lì, immobile, riverso sul selciato...
"Non respira più..." sentenziò uno dei presenti "...niente da fare...è morto..."
...
Si, se lo ricordava come fosse ieri...il cadavere per terra, l'odore della pioggia, il sangue sulla sua guancia, il dolore forte del suo corpo, la fontana piena d'acqua...la forza di quel potere sconosciuto che usciva da sé e che non poteva controllare...che gli faceva paura ma che al tempo stesso lo attraeva intensamente...
...grande era stato il desiderio di illudersi che non era così...che non era stato lui...che quelle sue strane facoltà, che teneva nascoste dentro e lo rendevano strano e diverso, odioso alla gente, erano solo false illusioni...dicerie della folla...Ma più forte ancora era l'attrazione per quella forza sconosciuta...il fascino della morte...
...
"E' stato lui, è un assassino! Ha ucciso mio padre!"
...
...Assassino?...ma no...lui...non aveva fatto niente...
...è vero...aveva desiderato che si fermasse... - le spalle gli facevano così male...! - ...e aveva desiderato anche che morisse...Ma lo aveva visto soffrire e morire nella sua testa, solo nella sua testa...!
"E' vero! E' un demonio! Questa ne è la prova! Finchè sarà vivo, questo villaggio sarà perseguitato dalla sventura!!"
Le voci si facevano sempre più forti, e una calca fitta si era stretta attorno a lui...
Gridavano frasi di odio e di minaccia nelle sue orecchie, fitte mani lo strattonavano e lo colpivano...avrebbe voluto dire "smettetela, adesso basta, non ho fatto niente" ma era come se le parole non uscissero dalle sue labbra...Ora vedeva solo ombre confuse e il sangue che gli colava sugli occhi...desiderava morire...lo desiderava davvero...così per una volta sarebbe tutto finito...sarebbe stato in pace come quell'uomo disteso per terra, vicino alla fontana sul selciato umido, con addosso l'odore della pioggia...
...Ma invece, una voce calda, profonda, d'improvviso sorvolò le grida confuse che gli rimbombavano nelle orecchie, e penetrò dolcemente nella sua testa, parlando direttamente al suo pensiero...
"...Stolte, vane creature...Non solo non sono coscienti della loro piccolezza...ma non sono nemmeno in grado di accettare ciò che è loro superiore...e che non rientra nel perimetro dello loro piccole menti..."
Un colpo di pistola squarciò il perimetro della fontana e l'acqua cominciò a scorrere fuori inondando la piazza. La folla si bloccò attonita e tutti, lasciato a terra il piccolo Legato quasi incosciente, si volsero a guardare lo sconosciuto.
"Che gente stupida!" disse il giovane biondo, abbozzando un sarcastico sorriso "Così stupida da pensare di poter ritardare la propria rovina uccidendo un bambino!..."
"Levati dai piedi, cosa vuoi?!"
"...Oh...una sola cosa, in verità..." rispose lui a bassa voce, senza alterare minimamente la serena glacialità del suo sguardo "mi piacerebbe vedervi sparire tutti e dissolvervi al vento come una bolla di sapone...Questa terra si libererebbe di un peso, e il cielo ne sorriderebbe...Ma è ancora presto...e per ora posso giusto accontentarmi di prendere con me ciò che voi non meritate..."
Gli occhi gelidi di quell'uomo avevano incrociato i suoi...e la sua vista confusa era riuscita appena a intravedere un barlume di dolcezza brillare in quel limpidissimo azzurro vitreo...
...
- Non lasciarmi, Knives... - sussurrò Legato, abbandonando il capo contro il vetro della capsula dell'impianto - non lasciarmi da solo, ti prego... -

Conrad arrivò al furgone carico di provviste: non voleva più fermarsi in alcun centro abitato...voleva evitare ogni circostanza che potesse dare occasione a quel ragazzino di fare pazzie...
Nella semi oscurità, rischiarata appena dalla luce delle lune, intravide che le ante del furgone erano socchiuse.
- Legato?...- sussurrò, intimorito - tutto bene? -
Dall'interno non rispose nessuno. Cauto, allora, il medico si aprì il passaggio e salì a bordo: l'impianto era in perfetto funzionamento, e il bambino si era addormentato, seduto, con le gambe distese, la testa reclinata su un lato e la fronte appoggiata contro il vetro...
Conrad fissò a lungo lo sguardo sul suo volto e poi su quello di Knives, e provò una dolorosa sensazione di smarrimento: solo, in mezzo al deserto, in piena notte, si trovava, senza quasi capirne la ragione, a vegliare su due creature l'una più strana dell'altra, ma dalla cui vita dipendeva inesorabilmente la propria...
D'un tratto Legato bisbigliò qualcosa nel sonno, e si strinse nelle spalle, rannicchiandosi vicino all'impianto...
"ma dopotutto...sei solo un bambino..." pensò il dottore, e, sfilatosi la giacca, gliela stese addosso e gli sistemò un sacco di tela sotto la testa. Poi uscì, richiuse le ante, ed andò a stendersi sul sedile davanti cercando di prendere sonno.

Capitolo 4

Era quasi l'alba quando il dottore si svegliò. Gli faceva male un fianco, la posizione scomoda in cui aveva dormito gli aveva procurato quel fastidioso dolore. Scese dal furgone e massaggiandosi la parte dolorante si guardò intorno come per essere sicuro che tutto fosse tranquillo. Dal minuscolo paesino in lontananza provenivano delle tenui luci, ma tutto era fermo, immobile. Intorno al dottore regnava il silenzio più assoluto. La pace che trasmetteva quel luogo, sembrava infinita.
Faceva freddo e Mac Farlane strinse le braccia intorno a sé, ma si accorse di non aver più la giacca addosso.. Pensò di averla usata per coprire Legato e così andò dietro il furgone per vedere come stesse quel bambino dall' esile corpicino ma dotato di una volontà tra le più forti che avesse mai visto. Aprì le due ante, rimaste socchiuse, quasi con apprensione. Nonostante Legato fosse poco più che un bambino, sapeva, tuttavia, incutergli uno strano ma inquietante timore. Mec Farlane salì dentro al furgone e cautamente si avvicinò al ragazzino che dormiva ancora nella stessa posizione in cui lo aveva lasciato. Il suo viso sembrava così sereno, tranquillo, niente a che vedere con quello della creatura che fino a qualche ora prima aveva ucciso i due federali ed i loro colleghi con un semplice ordine impartito alle loro menti.
Il dottore spostò la sua attenzione su Knives, il plant continuava a dormire dentro la capsula. Quella creatura dai capelli biondi e dal viso così serafico…Knives…un angelo o un demone? Mac Farlane era quasi ipnotizzato dalla figura che giaceva all'interno della capsula…ma si scosse, cercò di tornate in sé. Fece par spostarsi ma fu fermato da una forza, un potere lo attanagliava bloccando ogni singolo muscolo del suo essere. Lo scienziato riuscì ad emettere appena un filo di voce:- Legato, che stai facendo? Lasciami, ti prego! Mi fai male!- Lo sguardo del bambino si era posato sull'ombra che si ergeva davanti a lui:- Ah! E lei dottore? - E subito la forza che stringeva Mac Farlane in una morsa soffocante sparì. Lo scienziato fece un sospiro di sollievo e cominciò a massaggiarsi le braccia - Legato! Sei impazzito? Ma cosa volevi fare? Legato rispose:- Credevo che fosse un intruso. Mi sono svegliato e mi sono trovato davanti un' ombra, per me, sconosciuta. Poteva essere chiunque! Stia bene attento a non commettere più delle sciocchezze simili, in futuro. - Ci puoi scommettere!- Rispose Mec Farlane e ancora dolorante uscì dal furgone. "Accidenti!" Pensò! " Per poco non mi uccideva! Quel bambino,…è un demone!" . Si avviò verso la portiera del furgone, aprì ed entrò! Rimase seduto a guardare il cielo attraverso il vetro del parabrezza. Da blu intenso, stava, lentamente rischiarando diventando sempre più luminoso. Le stelle, una ad una scomparivano, mentre le cinque lune tramontavano in lontananza.
Udì una voce dentro la sua testa:- Mi dispiace, dottore, non volevo farle del male, ma dovevo proteggere il mio signore e non sapendo chi fosse…-
-Si, lo so, lo so! Capisco, Legato. So di essere stato imprudente, però mi hai messo una paura terribile!- Ma il bambino non rispose.
Dopo un attimo di silenzio il medico disse:- Senti, Legato, lasciamo perdere. Che ne diresti di fare colazione?- Mac Farlane, non se la sentiva di tenere il broncio a quel ragazzino che nonostante tutto, gli faceva quasi tenerezza. Anche se un attimo prima lo aveva quasi ucciso, Legato era pur sempre un bambino, un bambino che cercava l'approvazione del suo signore e quest'ultimo era forse l'unico in grado di accettare la sua diversità.
- Va bene. - Rispose Legato, con un tono incolore.
- Ok! Prendo il necessario!- Il medico prese le provviste acquistate la sera prima nel piccolo centro poco distante e scese dal furgone, accese un piccolo fuoco e mise a scaldare del latte. Cominciò a tagliare del pane a fette ma d'un tratto si accorse che Legato continuava a restare in disparte. Era sceso dal furgone, ma non si allontanava dalle due ante che erano rimaste socchiuse.
- Legato perché non ti avvicini? Hai intenzione di restartene lì a mangiare? Non preoccuparti per Knives, lui sta bene.
- Ma… i plant non mangiano?-
- Cosa? Oh! Sta tranquillo, quando essi si trovano in queste condizioni, i macchinari provvedono al loro sostentamento, Knives non morirà di fame, non preoccuparti!-
Ma Legato continuava a restare fermo nello stesso posto. Il medico, nel frattempo, aveva versato il latte in due tazze: - Su! Legato! Vieni qui che si raffredda tutto! Mac Farlane si voltò e guardò Legato:- Ma perché non vien…cosa c'è? Lo sguardo del bambino si era fatto stranamente triste e confuso. Era la prima volta che Mac Farlane vedeva Legato in quello stato. Il medico si avvicinò al ragazzino. Cos' hai? C'è qualcosa che non va? - Il bambino finalmente rispose:- Niente...E' che… a parte il mio signore, fin ora ho sempre mangiato da solo.
- Cosa! E perché mai? Sei orfano?-
- No... Una famiglia, se così si può chiamare, l'avevo. Ma mio padre mi diceva sempre che non potevo mangiare con loro perché ero un bambino cattivo. E così, quando arrivava l'ora di cena, mi facevano sedere a terra, in un angolo, con la faccia rivolta verso il muro. Non potevo nemmeno guardarli mentre mangiavano. Ma io riuscivo a sentire lo stesso i loro pensieri. Quando Knives mi ha portato via, per loro è stata una liberazione. Il mio signore mi ha detto che loro erano indegni di me e che non dovevo preoccuparmi della loro opinione perché io gli ero superiore. -
- Dunque Knives ti ha detto questo. - Dopo un attimo di silenzio, aggiunse:- Da quando sei con Knives, non mangi più da solo, vero?-
Legato rispose: - Il mio signore mi fa mangiare sempre assieme a lui. Abbiamo viaggiato molto negli ultimi tempi, ma lui mi ha sempre voluto vicino. Ed è per questo che ora non posso lasciarlo da solo. - Legato, perché chiami Knives, signore?- Chiese Mac Farlane.
Legato rispose:- Perché lui è un plant e i plant sono esseri superiori! E questo quello che Knives mi dice sempre. Ed io, non sono che un suo servitore.-
- Capisco…Bene, visto che io amo mangiare in compagnia, vieni con me che ci beviamo una bella tazza di latte caldo. Ops! Credo che dovrò rimetterlo sul fuoco! Con tutto questo parlare, si è freddato tutto! Avvicinati! Ci vorrà un attimo! Legato, che fino ad allora aveva tenuto la testa bassa e lo sguardo rivolto verso l'orizzonte, fissò Mac Farlane dritto negli occhi:- Ma voi, dottore, non avevate paura di me? Poco fa avete detto che io sono un demone!-
Mac Farlane restò allibito. Si sentì scoperto. Aveva dimenticato che quel ragazzino, oltre ad avere il potere di controllare le menti, possedeva anche la capacità di leggere nel pensiero.
- Beh! Si, ammetto che un po' ti temo, temo il tuo potere, ma visto che dobbiamo viaggiare allungo insieme, tanto vale che cerchiamo un modo per comunicare, non ti pare? E poi, se vogliamo che tutto fili liscio, dobbiamo avere una certa intesa. -
Legato continuò a guardare Mec Farlane dritto negli occhi e sembrò credere a quello che il medico stava dicendo. Doveva essere vero, perché altrimenti, il ragazzino se ne sarebbe accoro subito. Il piccolo abbozzò un mezzo sorriso:- Voi, non sembrate essere come tutti gli altri.
Mac Farlane gli sorrise, tornò indietro e rimise il latte a scaldare. Legato, dopo aver dato un'occhiata a Knives per controllare che tutto fosse apposto, si avvicinò al fuoco e si sedette lì vicino. Lo scienziato gli pose una tazza con dentro del latte e gli diede anche del pane.
Durante tutto il tempo in cui fecero colazione, Legato continuò a fissare il medico. Questi accortosi dello sguardo del piccolo, chiese:- Perché mi fissi? Ho qualcosa di strano? Legato rispose:- No, è che…lei ha un modo di mangiare diverso dal mio signore. -
Mac Farlane guardò Legato. In effetti per quel bambino era naturale notare questa differenza, dato che fino ad allora aveva mangiato solo ed esclusivamente in compagnia di Knives:- Oh! Davvero! E che c'è di diverso? Sono curioso di saperlo!- Dopo tutto Knives era una sua creatura, per cui la sua curiosità era più che naturale.
- Beh...non saprei dirlo con precisione, e che lui mangia in modo, diciamo, più fine.
- Vuoi dire che io sono rozzo?- Chiese Mac Farlane. - Non so- Rispose Legato:- E che voi non avete la sua compostezza.
- Ah! Ho capito! Knives mangia come un aristocratico, giusto!- Legato guardò il dottore:- Si, lui mangia come un aristocratico!-
- Bene, allora ha imparato le buone maniere a tavola! Ah! Ah! Sono contento!- Senti Legato, mi piacerebbe che mi parlassi ancora di lui, vedi, io l' ho conosciuto solo da bambino, per cui vorrei saperne di più. - Legato guardò Mac Farlane e disse:- Non so se il mio signore sia d'accordo. Lui non ama che si parli della sua persona, è un tipo riservato. E poi a me non piace parlare di lui con uno che conosco da così poco tempo. - Mac Farlane sembrò turbato da quelle parole, avrebbe voluto saperne di più ma probabilmente, se avesse insistito, avrebbe ottenuto l'effetto contrario. Decise di lasciar perdere, dopo tutto la diffidenza di Legato era giustificabile, inoltre, il rapporto tra lui e il piccolo che sembrava avviato verso una buona strada rischiava di essere compromesso.
- Va bene, se non ti va, non parliamone più. -
Finirono di far colazione e dopo avere rimesso tutto in ordine ripartirono. Si era fatto giorno. I due soli cominciavano ad alzarsi mentre delle nubi bianche e piatte si stagliavano all'orizzonte. - Legato, cosa ne dici se accendo un po' la radio?- Il piccolo rispose:- Fate pure, non mi dà nessun fastidio. - Lo scienziato accese la radio e un' allegra melodia si diffuse all'interno del furgone. Quella musica era così briosa che al medico venne una gran voglia di canticchiare e così senza neppure accorgersene si ritrovò a ripetere il ritornello:- Ob la di, ob la da, live goes on bra, la la own the live goes on!! - Accidenti! Erano almeno cento anni che non la sentivo, dato che ho praticamente dormito in tutto questo tempo!! E così la trasmettono anche su questo pianeta! Non è male, anche se è stata riarrangiata. Eh si! La bella musica non muore mai!- Legato rimase in silenzio mentre Mac Farlane continuava a canticchiare. Intanto che la canzone finiva, la simpatica voce di uno sconosciuto s'intrometteva:- E ora un po' di pubblicità ma non andate via, tra poco vi daremo le ultime notizie. - Mac Farlane rivolse lo sguardo verso Legato:- Allora, ti è piaciuta la canzone?- Il piccolo rispose:- Mh, direi di si.-
- Allora perché non hai cantato! Fece Mac Farlane - Perché non mi piace cantare, e poi non sono bravo-
- Ma, hai mai provato a cantare? - Chiese il medico - Beh, veramente no - Rispose Legato
- Allora come puoi dire di non essere bravo! Su non essere timido, canta con me:- Ob la di ob la da…- Il canticchiare del medico fu interrotto giornale radio:- Un inspiegabile massacro è avvenuto nei pressi della città di July, i corpi senza vita di quattro federali sono stati rinvenuti poco distanti dalla città . Sembra che due di loro abbiano rivolto le armi contro gli altri due e poi si siano suicidati. Gli inquirenti non sanno darsi un spiegazione. Lo speaker commentava l'accaduto:- E' veramente una cosa incredibile ciò che è successo nella città di July e quel che e peggio è che questo è un altro mistero che si aggiunge a quello già tormenta i nostri animi. Cosa è successo a quei quattro federali? Sentiamo la testimonianza di un loro collega, Harold Fletcher:- Non so, non capisco! Conoscevo sia Simon che Jack da molto tempo, non avrebbero mai fatto una cosa del genere, erano brave persone. Cosa ne sarà delle loro famiglie? E' terribile! Terribile!-
Lo speaker riprese a parlare:- La domanda che ora tutti si pongono è il perché di quest'incredibile gesto, è qualcosa che ha a che fare con la distruzione di July? Tra l'altro si vocifera che dietro la distruzione della terza città, si celi un uomo che è già stato soprannominato "Vash The Stampede, il Tifone Umanoide"!
Le indagini proseguono, vi aggiorneremo sull'accaduto. -
Mac Farlane s'incupì, il ricordo di ciò che era accaduto riemerse dalla sua mente, rivisse quanto era avvenuto.
Ciò che era successo era qualcosa che lo rendeva molto triste, nonostante avesse tentato di fermare i due federali, non era riuscito, tuttavia a evitare il peggio. E poi c'era Vash…
Una voce raggiunse la sua mente:- Non si crucci per quanto è avvenuto, non c'era altro da fare. -
- Legato, so che è importante che Knives viva, ma è triste che degli innocenti muoiano inutilmente-
- Di che vi preoccupate? Tanto prima o poi non resterà più nessun essere umano su questo pianeta -
- Che intendi dire Legato?- Il dialogo fu interrotto il giornale radio che annunciava le previsioni del tempo: - Attenzione, attenzione gente! Come già annunciato è in arrivo un tifone, il satellite meteorologico lo ha individuato e tra due giorni colpirà la città di Pittsburgh City. I meteorologi lo hanno chiamato "Clarins", agli abitanti della città consiglio di mettersi in salvo finché sono in tempo!
- Accidenti!- Esclamò Mac Farlane - Viene proprio da questa parte! Cosa facciamo Legato? E' un problema!-
- Dobbiamo proseguire! Non abbiamo scelta! Se cambiassimo strada, prendendo da February City, faremmo un giro troppo lungo, perdendo del tempo prezioso! L'unica strada è passare da Pittsburgh City -
- Ma è una pazzia! Saremo investiti in pieno dal tifone!-
- No, se cerchiamo un rifugio sicuro -
- Cosa intendi dire, Legato? Conosci un posto in cui poterci riparare da "Clarins"?-
- C'è una zona, un po' fuori da Pittsburgh City, dove vi sono delle montagne con delle caverne. Potremo cercarne una adatta per farci entrare il nostro furgone. -
- Si sarebbe un' idea, ma è molto probabile che lì trovino rifugio anche gli stesi abitanti di Pittsburgh City.-
- Già! Non ci avevo pensato, ma non è un problema. Li sistemerò io. -
- Non se ne parla! Legato, non ti permetterò di compiere altre stragi inutili. -
- E come pensa di risolvere il problema?-
- Useremo, il tuo potere se è necessario, ma senza causare vittime. -

Ormai viaggiavano da diverse ore, Mec Farlane cominciava ad accusare la stanchezza. Legato, intanto, vegliava su Knives, controllando anche che la luce del dispositivo che si trovava sulla capsula fosse sempre di colore verde.
Mec Farlane, decide di fermarsi, ormai si ara quasi fatto buio. Raggiunse una zona dove vi erano alcune grosse rocce che si ergevano dal suolo, quasi come fossero dei giganti che vigilavano sul luogo. Scese dal furgone e si stiracchiò la schiena:- Accidenti! Ho tutti i muscoli irrigiditi, per forza! Stando sempre seduto a guidare!- Anche Legato, dopo aver aperto le due ante, scese dal furgone. Si avvicinò al medico:- Avete deciso di fermarsi qui par la notte? -
- Si, Legato. Mi sembra un buon posto, tra l'altro sono un po' stanco e ho anche fame. Tu non hai fame?-
- Si, ho un po' di fame. -
- Bene, allora preparo qualcosa da mangiare. Accese un fuoco e mise su del thè. - Legato, mi prenderesti il sacco che si trova sul sedile accanto a quello per la guida?- Legato annuì e fece quello che lo scienziato gli aveva chiesto. - Grazie, piccolo. - Lo aprì e cominciò ad uscir fuori i viveri per la cena. - Purtroppo non posso offrirti molto, Legato, ho solo dei panini e un po' di maionese. -
- Non importa. - Fece il bambino -Andrà bene lo stesso. -
I due mangiarono e poi si prepararono per la notte.
- Legato, domani arriveremo a Pittsburgh City, il tifone "Clarins" dovrebbe arrivare dopodomani, per cui abbiamo un po' di tempo per cercare un riparo per noi e il furgone. Se dovessimo incontrare dei cittadini della città diremo che siamo dei commercianti e che su sei…mio nipote - Legato lo interruppe:- E se dovessero scoprire cosa trasportiamo, sa bene che nessuno deve sapere di Knives - Lo scienziato riprese a parlare:- Lo so ma, nonostante tutto, mi auguro che ciò non avvenga.
- Ma perché continuate a preoccuparvi della vita di quella gente?-
- Il sacrificio vale se c'è la necessità! Se riusciamo a non far scoprire nulla a quella gente, non vedo il motivo per cui debba esserci un altro massacro.
- Sapete, voi siete molto diverso dal mio signore-
- Vuoi dire da Knives, perché?-
- Semplicemente, lui non si farebbe gli stessi scrupoli che invece voi avete-
- Che intendi dire?-
- Niente, non ha importanza, al momento. - Si avviò verso le due ante del furgone- Bene, io me ne vado a dormire. Mi metto nello stesso posto di ieri e voi state attento a non commettere passi falsi. Buonanotte!- Era un chiaro riferimento all'episodio avvenuto la notte precedente.
Lo scienziato rimase perplesso, cosa voleva dire Legato con quelle parole su Knives? Decise che c'avrebbe riflettuto un'altra volta, era troppo stanco anche per pensare, così considerò di andare a dormire anche lui. Salì sul furgone e sedutosi si addormentò quasi subito.

Il cielo era limpido e pieno di stelle, regnava il silenzio intorno al furgone, ma il piccolo Legato era tutt'altro che sereno. Nella sua mente si affollavano i pensieri, era strano, da quando erano partiti non faceva altro che ripensare al suo passato. Senza che potesse far nulla per frenare i suoi ricordi rivisse ancora la sua triste infanzia, la voce di suo padre risuonava nelle sue orecchie: "Sei la nostra rovina, un figlio maledetto, portatore di sventure, perché sei nato? Non avremmo mai dovuto farti esistere!" Legato si strinse nelle spalle, lacrime calde rigavano il suo volto, ora ricordava le percosse subite e il dolore alle braccia, alle gambe, alla schiena e i graffi sul viso. Ogni scusa sembrava essere buona per scaricare su di lui tutte le colpe di un'esistenza misera e disperata. All'improvviso si voltò verso la capsula in cui Knives dormiva, inginocchiato poggiò le mani e la fronte su di essa :- Mio signore, perdonatemi. - Disse tra le lacrime. :-Vi avevo dato la mia parola che non avrei più pensato al mio passato, ma in questi ultimi due giorni non ho mantenuto la promessa. E' che ho paura...Ho paura di perdervi, non lasciatemi solo! -
Lo stato emotivo di Legato sembrò scuotere Knives che mosse la testa e poi ricadde nel suo sonno. - Si, mio signore, avete ragione. - Disse Legato e poi continuò:- Non devo preoccuparmi. - Tranquillizzato dal plant, il piccolo si asciugò le lacrime con una manica della sua maglietta, si rannicchiò accanto alla capsula e, finalmente, scivolò in un sonno sereno.

Si era ormai fatto giorno quando i due avevano ripreso il viaggio, in circa tre ora da quando si erano messi in cammino, raggiunsero Pittsburgh City. In lontananza si notava l'impianto che teneva in vita la città. Lo scienziato parcheggiò il furgone in un posteggio idoneo e scese. Anche Legato scese. I due si guardarono intorno, nella città sembrava non esserci anima viva. Porte e finestre erano state sigillate con delle assi. Mac Farlane disse:- Accidenti! Hanno già evacuato la città! Volevo comprare delle provviste, ma credo che non sia rimasto nessuno in giro. - Ma Legato rispose:- No! Qualcuno c'è ancora, si trova laggiù - E indicò un incrocio in cui facevano angolo delle palazzine a due piani. - Ma io non vedo nessuno!- Disse Mac Farlane.
Ma d'un tratto sbucò fuori un uomo che trasportava due sacchi. Si accingeva a depositarli su un piccolo furgone. - Incredibile!- Disse Mac Farlane - C'era davvero ancora qualcuno! Legato, ma come hai fatto a vederlo?- Il piccolo rispose:- Non so, è una sensazione, credo che anche questo faccia parte dei miei poteri. -
- E' straordinario!- Esclamò lo scienziato. Detto questo si diresse, con passo svelto, verso la persona vista da Legato. L'uomo infatti era salito sul suo furgone e stava per partire. Mac Farlane gli urlò:- Aspetti! Si fermi, per favore!!- L'uomo vide lo scienziato e si fermò!:- Buon Giorno!- Disse il medico. Avvicinandosi alla portiera del piccolo furgone. Ma l'uomo, voltandosi verso Mec Farlane, rispose:- Cosa ci fa qui? Non sa che sta per arrivare un tifone?! Dovrebbe cercare un riparo!- Mec Farlane rispose:- Si, lo so, l' ho sentito alla radio, ma prima volevo comprare alcune provviste! Sa se c'è ancora qualcuno che può vendermele?-
- Certo!- Rispose l'uomo. - Ce l' ha proprio davanti agli occhi! Salve! Sono Peter Tapper!- Lo scienziato rispose:- Menomale! Salve, io mi chiamo George Fleming. Mi hanno detto che da queste parti si trovano delle caverne abbastanza grandi per potersi riparare. Sa, sono arrivato qui con il mio furgone, guardi è quello laggiù. - Peter rispose:- Ho davvero?- E mosse lo sguardo nella direzione che gli aveva indicato Mec Farlane. - Mi ascolti, se vuole un po' di provviste, io posso aiutarla. -
- Bene. Allora, mi aiuti!- Peter scese dal suo furgone e intimò lo scienziato di seguirlo. - Sa, stavo andando anch'io alle caverne. Molta gente a preferito lasciare la città e la zona, ma alcuni come me, hanno invece scelto di ripararsi presso le caverne. Stavo andando proprio lì quando mi ha fermato! Se vuole dopo posso farle strada con il mio furgone!- Lo scienziato rispose:- Oh! Si, la ringrazio molto. - Arrivarono davanti alla porta sul retro di una di quelle palazzine che Legato aveva segnalato al medico pochi minuti prima.:- Bene, siamo arrivati.
Nel frattempo Legato, che era rimasto solo con Knives, rientrò dentro il furgone, s'inginocchiò davanti alla capsula in cui dormiva il plant e poggiate le mani su di essa disse:- Mio signore, ora andremo a cercare un luogo sicuro in cui ripararci, è in arrivo un tifone ma, tra non molto, arriveremo alla nostra destinazione. Abbiate ancora un po' ti pazienza. -
Mec Farlane, ritornò con le provviste e risalì sul furgone. Legato, è tutto apposto lì dietro?-
- Si.- Rispose il bambino.
- Bene, allora possiamo andare. - Accese il motore e ripartì! Si accodò al mezzo di Peter e insieme lasciarono la città.
- Dottore! Perché non ha voluto rivelare il suo vero nome a quell'uomo?- Chiese Legato
- E tu come lo sai? Non ti ho ancora detto nulla! Ah! Immagino che anche questo sia uno dei tuoi poteri. Beh, in ogni caso ho voluto agire così per sicurezza. Come ti ho già detto, diremo che siamo dei commercianti e che tu sei mio nipote. Tu, ti chiamerai Mark. -
- Voi avete proprio una bella fantasia! Ma io non ho nessuna intenzione di cambiare il mio nome, l' ho già fatto una volta e non intendo ripetermi!-
- E su Legato! Non possiamo rivelare i nostri veri nomi, per una questione di sicurezza e poi, devi ammettere che il tuo nome, Legato, è un po' insolito!-
- E questo che c'entra!? E poi lo ha scelto il mio signore, per cui mi sta bene così!-
- Ma dai Legato! E' solo per sicurezza! Dammi retta, correremo meno rischi!-
Il piccolo sembrò pensarci su, infine disse:- E va bene. Lo faccio solo per la sicurezza del mio signore!-
- Ah! Ah! Ah!! Cosa non faresti per Knives!-
- Smettetela di prendermi in giro!-

Arrivarono sul posto. La zona era formata da una catena di colline sterili e rocciose al cui interno vi erano delle grotte di varie dimensioni.
Mac Farlane e Peter si fermarono e scesero dai furgoni, mentre della gente sbucava dalle caverne. - Peter, sei arrivato! Era ora! Perché c' hai messo tanto? Ne hai portate abbastanza?- Fece uno di loro. - Certo! Ce n'è per tutti! Abbiamo provviste a sufficienza per un settimana. Ah ! Lui è il Sign. George Fleming. -
- Piacere di conoscervi. - Disse Mac Farlane, con aria disinvolta, alla gente che intanto si era radunata intorno a loro.
- Qual buon vento l' ha portata da queste parti? - Chiese qualcuno.
- Lo scienziato rispose:- Siamo solo di passaggio. Abbiamo saputo del tifone "Clarins", quando già eravamo vicini alla vostra città. Sapendo che c'erano delle caverne…abbiamo pensato di rifugiarci qui.
Peter chiese:- Perché parlate al plurale? C'è forse qualcun' altro?-
- Oh! Certamente! Si tratta di mio nipote! Non ve l' ho ancora presentato! Su Mark! Vieni fuori!-
Legato sbucò dal retro del furgone e si avvicinò allo scienziato che gli pose le mani sulle spalle.
- Ecco, vi presento mio nipote. E' molto timido, per cui non stupitevi se vedete che non parla molto. Su Mark! Saluta questa gente!-
Legato, furioso con il medico, con una flebile voce, riuscì a dire soltanto:-Buongiorno. -
Mac Farlane che aveva capito la stato d'animo in cui si trovava il ragazzino cercò di trattenersi dal ridere. - Bene, scusate ma ora dobbiamo cercare una caverna abbastanza grande per farci entrare il nostro furgone.
- Beh- Disse Peter - Laggiù ve ne sono alcune rimaste vuote, potete provare a cercare lì. -
- D'accordo! Proveremo laggiù- E con Legato risalì sul furgone e si avviò nel luogo dove gli aveva indicato Peter. Cercarono per un po' ma alla fine trovarono la grotta che faceva per loro. - Siamo fortunati!- Disse Mac Farlane - Questa grotta è abbastanza grande per contenere il nostro furgone. Ed Inoltre è anche abbastanza distante dalle altre in cui si sono stabiliti gli abitanti di Pittsburgh City. Legato, mi stai ascoltando?- Il ragazzino sembrava perso nei sui pensieri. - Cosa c'è?- Chiese Mac Farlane. - Nulla- Rispose Legato- E che , in mezzo a quella folla mi è sembrato di vedere un fantasma... -
- Cosa intendi dire, piccolo?-
- Che, in mezzo a quella gente c'è, qualcuno che proviene dal mio passato. -
Lo scienziato rimase perplesso. - Chi è?
- Non temete, lo scoprirete presto... -
- Sempre con i tuoi enigmi!- Rispose il medico con un tono un po' scocciato.

Si era fatto buio e i due dopo aver cenato si prepararono per la notte. La debole luce di un piccolo fuoco acceso appena all'entrata della grotta illuminava le loro figure sedute intorno ad esso.
Il vento che nel pomeriggio aveva cominciato a farsi sentire debolmente, nella serata, aveva intensificato la sua forza.
- Ci siamo! Disse Mac Farlane - Clarins comincia a farsi sentire e tra qualche ora scatenerà tutta la sua violenza distruttiva. Legato, questa sera hai mangiato poco, è per via di quella persona che si troverebbe tra la gente di Pittsburgh City?
Il piccolo rimase in silenzio. - Non me ne vuoi parlare?- Chiese Mac Farlane -
- Voi…non potete aiutarmi. Ma lui sta arrivando. Tra poco lo conoscerete di persona -
Non appena ebbe detto quelle frasi una figura sconosciuta apparve dall'oscurità della notte, proprio come un fantasma.
- Buona sera!-
- Oh! Peter!- Esclamò Mec Farlane.
- Scusate per l'orario un po' insolito, ma sono venuto per accertarmi che steste bene. Oh, vi presento in mio amico Trevor, ha insistito per accompagnarmi. Questi disse:- Buona sera. -
Peter continuò:- Allora, come vi trovate nella grotta?-
Mac Farlane disse:- Tutto sommato, bene.
Per tutto il tempo in cui parlarono Trevor, un uomo sui trentacinque anni, non smise di fissare Legato, che intanto, se n'era rimasto in disparte. Mac Farlane, allertato dal dialogo avuto in precedenza con il piccolo se ne accorse e intervenne per cercare di svincolare il bambino dal guaio.
- Mark, si è fatto tardi! Perché non te ne vai a dormire?-
Legato guardò il medico e annuì. Salutò ed entrò dentro il furgone. Non appena ebbe fatto questo, Trevor rivolse la parola a Mac Farlane:- Mi scusi, signor George, voi conoscete Mark da molto tempo? -
- Ma certo! L' ho praticamente visto nascere!- Mentì spudoratamente.
- Ed è sempre vissuto con voi?-
- Beh, non proprio! All'età di quattro anni è rimasto orfano di entrambi i genitori ed io essendo l'unico parente in vita, ho deciso di prendermene cura. Ma perché mi fate queste domande?-
- Oh, niente e che assomiglia in un modo impressionante ad un altro bambino che conoscevo!-
- Ma davvero? Che coincidenza!-
- Già, ah ah ah!-
Peter intervenne:- Trevor, si è fatto tardi anche per noi, cosa diresti di andarcene a dormire?-
- Sono d'accordo!-
I due salutarono Mac Farlane e si allontanarono, svanendo nella stessa oscurità di prima.
Mac Farlane si alzò da terra e si avviò verso il furgone. Aprì le due ante e trovò Legato rannicchiato in un angolo, il suo viso era visibilmente spaventato. Lo scienziato rimase colpito da ciò e quasi si meravigliò di come fosse possibile che una creatura come Legato potesse temere un altro essere umano. -Mi ha riconosciuto... - Disse il bambino, con voce tremante - Non ho dubbi, lui verrà e…oh, perché?! - Si mise le mani nei capelli e cominciò a scuotere la testa da un lato all'altro. Lo scienziato entrò all'interno del furgone:- Cosa c'è piccolo? Chi è Trevor? E perché ti fa tanta paura?-
Legato alzò la testa e guardò lo scienziato:- Lui…è uno di quelli che fanno certe cose sui bambini.-
- Vuoi dire che lui è un…pedofilo?-
Legato annuì. Mac Farlane rimase sconvolto. Se c'era una classe tra gli esseri umani che più odiava al mondo quella era, senza dubbio, la categoria dei pedofili! - Maledetto bastardo!- Esclamò - Come può un uomo del genere andarsene in giro così, come se niente fosse! Non preoccuparti, non gli permetterò di avvicinarsi a te! E dimmi...è...mai riuscito nel suo intento...? -
- No...Sono riuscito a sfuggirgli per due volte...Ma il mio potere su di lui non ha effetto...Fin ora lui è stato l'unico essere umano su cui il mio potere non ha funzionato. Lui viveva nel mio stesso villaggio, ma dopo che Knives mi ha portato via non l' ho più visto. Dovevo incontrarlo proprio ora, ora che il mio signore non può difendermi...! Sono sicuro che lui lo avrebbe fermato. Ma, nelle sue condizioni, non può aiutarmi!- Mec Farlane guardò il piccolo Legato, che ora più che mai gli sembrava debole ed indifeso. Gli venne l'impulso di stringerlo a sé ma dovette trattenersi, sapeva che Legato non amava essere toccato ed ora cominciava finalmente a comprenderne il motivo. Riuscì solamente a dire:- Non preoccuparti, io ti starò sempre vicino! Non riuscirà a farti ancora del male. -

Per tutto il tempo in cui il tifone imperversò nella zona gli abitanti di Pittsburgh City rimasero rifugiati nelle caverne e così anche Mac Farlane e Legato con il loro furgone. Dopo quella sera, Trevor non era più tornato, benché Legato continuasse ad essere irrequieto per tutto il tempo.
Finalmente il tifone si allontanò dalla zona disperdendosi nel deserto, il fenomeno naturale, aveva infatti, perso d'intensità.
Quando tutto fu calmo, tutti uscirono fuori. - Bene!- Disse Mec Farlane - Finalmente possiamo ripartire! Su, prepariamoci e andiamo!-
Dopo aver salutato Peter e gli altri, si rimisero in viaggio. Stranamente Trevor non si era fatto vedere. Per tutto il tempo del viaggio, Legato rimase in silenzio. Era come se si aspettasse qualcosa.
Mec Farlane chiese:- Cosa c'è?-
- Strano...Pensavo che Trevor avrebbe architettato un sistema per catturarmi ed invece niente. -
- Forse ha rinunciato all'idea?-
- No... - Fece Legato - Lui è un tipo che non si arrende facilmente-
Stavano attraversando un piccolo canyon quando Mac Farlane si accorse che una piccola frana stava per cadere addosso al furgone. - Maledizione!- Esclamò! Ma riuscì a evitarla, però il mezzo urtò contro la parete, strisciando per qualche metro. Si fermò. -Legato, tutto bene lì dietro?- Il piccolo, sballottato da una parete all'altra del furgone era finito per terra. Si alzò dolorante:- Si, io sto bene, ma che cosa è successo?- Mec Farlane rispose:- Una frana. Proprio adesso doveva capitare!-
Mentre parlavano sopraggiunse una Jeep. Era Trevor insieme ad altri tre uomini.
- Mh, la frana non li ha fermati! Quell'uomo è più in gamba di quanto mi aspettassi!-
- Ehi, Trevor! Che facciamo?-
- Come stabilito! Voi prendete il furgone e io prendo il ragazzino. -
- Sempre con il tuo solito vizietto eh! -
- Sta zitto, Mike!-
Mec Farlane si accorse della Jeep e di Trevor e rimise in moto:- Tieniti forte Legato!- E accelerò. Ma la Jeep era veloce e Mac Farlane non riuscì a seminarla.
- E' lui, vero dottore? Glie lo avevo detto che non si sarebbe arreso...Chi guida? Me lo dica!-
- E' Trevor! Perché me lo chiedi?...Ho capito! Pensavi che se alla guida ci fosse stato un altro, lo avresti fermato con il tuo potere. - Intanto degli spari partivano dalla Jeep.
- Legato, puoi ancora farlo! Ordina a qualcuno degli uomini di Trevor di fermarlo! Fa presto si stanno avvicinando!-
Legato annuì e con la sua mente raggiunse quella di uno degli uomini seduti sulla Jeep di Trevor - Fermalo!-
Mec Farlane, dallo specchio retrovisore, vide la Jeep sbandare e capovolgersi. - Ce l' hai fatta, piccolo! Sei stato grande!-
- E' stato facile...Le menti degli uomini di Trevor sono facili da manipolar e…- Ma d'un tratto si bloccò. Cominciò a sentire un ronzio alla testa - Knives!!!- Si voltò di scatto in direzione della capsula: la luce del dispositivo posto in cima alla capsula era ora di colore blu!- Knives!!! Mec Farlane! - Urlò. Ora Legato aveva le mani sulla testa
- Cosa c'è Legato?-
- Lui sta male, sta soffrendo! Lo sento! La luce è blu! Non è più verde! Ahhh!
Lo scienziato arrestò il mezzo, immediatamente scese e andò ad aprire le due ante. Entrò e subito controllò la capsula. - Dannazione!- Accese il monitor e cominciò a visualizzare tutte le funzioni vitali di Knives - Ci deve essere una perdita nell'impianto! Deve essere stato quando abbiamo urtato la parete del canyon!- Cominciò a cercare il danno attraverso il computer, fortunatamente, lo individuò. - E' la valvola che controlla l'erogazione di energia! Ora guardo se c'è un dispositivo di emergenza che la sostituisca. Mentre il dottore era intento nella sua ricerca disperata, Legato era rimasto immobile, fissava Knives con uno sguardo misto tra la disperazione, il terrore e la speranza che Mac Farlane lo salvasse, pensò: - Vi prego non lasciatemi solo, cosa farò senza di voi!-
- Eccolo! L'ho trovato! - Esclamò Mac Farlane - Ora invierò l'ordine di attivazione al computer!- Dopo pochi secondi l'ordine fu ricevuto ed accettato. La luce del dispositivo tornò verde e le funzioni di Knives si stabilizzarono.
Il medico si lasciò cadere a terra. - C'è mancato veramente poco! Tutta colpa di quel maledetto Trevor!-
- Dottore, lui è salvo, vero?-
Mac Farlane che, per tutto il tempo aveva badato a Knives non curandosi dello stato d'animo di Legato, si voltò verso di lui e disse:- Si, sta tranquillo, Knives è fuori pericolo. -
- E' tutta colpa mia! - Esclamò il ragazzino - Mi sono lasciato prendere dalle mie paure dimenticandomi di lui. Knives, mi dispiace io non volevo…- Cominciò a singhiozzare.
Mac Farlane guardò Legato:- Su, non fare così! Ora Knives sta bene. E poi era una situazione in cui potevi fare ben poco!-
- No! E' colpa mia! Lui aveva bisogno di me e io, invece, l' ho abbandonato!-
- Non dire sciocchezze! Se non fosse stato per te non mi sarei mai accorto della situazione! Su! Adesso smettila di piangere. -
Ma il piccolo Legato era in preda ad una forte crisi di pianto, non riusciva a calmarsi. Pensava che, per colpa del suo egoismo, stava per perdere la persona più importante della sua vita
- Ascoltami!- Disse Mac Farlane - C'è una cosa che dobbiamo fare per Knives ed io ho bisogno del tuo aiuto.Vuoi darmi una mano?-
Legato guardò il medico e disse tra un singhiozzo è l'altro:- Certo! Farei qualunque cosa per lui!-
- Bene!- Rispose lo scienziato:- Allora smettila di piangere e ascoltami!-
Mac Farlane diede un fazzoletto al piccolo Legato che si asciugò gli occhi e si soffiò il naso, e poi riprese a parlare:- Abbiamo perso energia a causa del guasto. In questa situazione non possiamo proseguire, rischieremmo che l'energia accumulata per il viaggio non sia sufficiente per arrivare a destinazione. -
- Cosa facciamo, allora?- Chiese il ragazzino-
- Dobbiamo andare all'impianto più vicino per ricaricare il dispositivo che alimenta il macchinario di questo furgone. -
Legato sembrò pensarci un po' e poi disse:- Quello più vicino si trova a Pittsburgh City. Ma il tifone non avrà causato danni?-
- Lo escluderei, gli impianti sono stati costruiti per resistere a delle situazioni peggiori e in ogni caso la città più vicina con un impianto adatto al nostro caso si trova a tre giorni di viaggio. Non sono sicuro che l'energia di cui attualmente siamo a disposizione sia sufficiente alla durata necessaria. In ogni caso dobbiamo assolutamente ricaricare il dispositivo di alimentazione. Per cui andremo all'impianto di Pittsburgh City-
Il piccolo Legato annuì e poi disse:- E io cosa devo fare?-
- Con il tuo potere dovrai addormentare i tecnici e gli operai che vi lavorano. Agiremo di notte, avremo meno probabilità di essere scoperti. -
- Va bene- Disse il piccolo Legato.
Giunse la notte, e il furgone parchèggiò appena un po' fuori dalla città che appariva danneggiata dal tifone "Clarins". L'impianto si trovava a qualche centinaio di metri più in là. Legato aprì le due ante del furgone, scese dal mezzo e dopo averle richiuse si diresse verso la portiera dello stesso dov'era seduto Mac Farlane. Alzò gli occhi per guardarlo:- Bene, allora siamo d'accordo! Vado prima io... -
- Ok!- Rispose lo scienziato:- Ma sta attento!-
- State tranquillo - E si allontanò dirigendosi senza indugi verso l'impianto. Arrivò all'entrata. Un grande cancello sbarrava la strada. Poco più in là un sorvegliante, all'interno di un cabina di guardia, leggeva un giornale. Legato gli si avvicinò:- Buona sera, aprite questo cancello - La guardia fece appena in tempo a guardare il bambino che si trovava davanti a lui e subito, come un automa, eseguì l'ordine impartitogli. - Molto bene, e ora dormite! - E la guardia cadde a faccia in avanti sul tavolo sul quale si trovava il giornale che prima stava leggendo. Legato si allontanò ed entrò all'interno dell'impianto. Si fermò appena dentro, chiuse gli occhi e si concentrò. Con la sua mente trovò quelle di tutti gli addetti ai lavori, gli altri sorveglianti e ordinò loro di addormentarsi subito. Dopo, usando sempre i suoi poteri, avvisò Mac Farlane che poteva raggiungerlo. Lo scienziato non ci mise molto e dopo pochi minuti arrivò con il furgone.
- Ottimo lavoro Legato! Bene, possiamo cominciare!- Mac Farlane scese dal furgone e si diresse all'interno dell'impianto cominciando ad ispezionarlo. Pensò:- Non è grande come quello di July, ma andrà bene lo stesso. Inoltre come pensavo non ha subito grossi danni dal passaggio di Clarins. -
Andò sul retro è trovò un' entrata sufficientemente grande da far passare il furgone. Tornò indietro, e risalito sul mezzo si diresse proprio laggiù mentre Legato lo seguiva a piedi. Entrò all'interno e fermò il furgone. Scese e cominciò lavorare al computer di uno dei due macchinari che formavano l'impianto. - Bene, siamo pronti!- Prese due cavi che trasportavano energia e si diresse al furgone. Aprì le due ante e scollegate quelle del mezzo di trasporto che alimentavano la capsula di Knives subito ricollegò quelle dell'impianto. Tornò indietro e appena prima di dare l'invio per l'accensione mormorò:- Su bello! Dà una mano a tuo fratello, ora lui ha bisogno di te!.-
Si voltò verso Legato che per tutto quel tempo era rimasto in silenzio e disse:- E tutto apposto!- Detto questo si preparò per ricaricare il dispositivo che dava energia all'impianto del furgone. -
Nel frattempo il piccolo Legato, tranquillizzato dalle parole di Mac Farlane, si guardava intorno. Alcuni uomini riversi a terra, continuavano a dormire. Ma, nonostante tutto il piccolo continuava a sentirsi inquieto. C'era qualcosa che non andava, aveva una brutta sensazione. Cominciò ad aggirarsi all'interno dell'impianto, uscendo dalla stanza in cui si trovavano Mac Farlane e Knives ed entrando in altri locali. Il silenzio era interrotto soltanto dal rumore provocato dall'impianto.
- Guarda, guarda chi abbiamo da queste parti!-
Legato si voltò di scatto: la voce che aveva appena sentito, proveniva, infatti dalle sue spalle. Una figura, che lui conosceva bene gli si parò davanti.
- Trevor!-
- Già! Proprio io! In carne ed ossa! Che piacere rivederti! Immaginavo che tu fossi da queste parti, altrimenti non si spiegava il motivo per cui i miei colleghi si sono addormentati così di botto davanti ai miei occhi!- Il piccolo Legato era terrorizzato. Trevor continuò:- Ah! Grazie tante per lo scherzetto che tu e quel George, ammesso che questo sia il suo vero nome, mi avete fatto oggi! E' stato molto divertente, per poco non ci lasciavo le penne! Sono vivo per miracolo! Devo assolutamente ricambiare. - Detto questo cominciò a camminare verso Legato:- Io e te abbiamo un conticino in sospeso che tu non hai saldato per due volte!- Legato ribatté:- Io non ti devo proprio niente, lasciami in pace!-
- Tu mi devi molto, invece! Ho pagato profumatamente tuo padre per ben due volte per averti a mia disposizione per un giorno, ma tu, invece sei scappato. Sei un bambino cattivo! E poi perché ti fai chiamare Mark? Sai bene che quello non è il tuo vero nome! E che fine ha fatto quel pazzo di un biondo che quel giorno ti ha potato via da me? Eh eh!- Ridacchiò - Hai liquidato anche lui, con il tuo potere? Oppure ti ha abbandonato dopo aver capito che razza di mostro sei?
Legato cominciò ad indietreggiare:- Lui non mi ha abbandonato e lasciami in pace, Trevor!-
- E' inutile che cerchi di usare il tuo potere su di me, tanto lo sai che non funziona! Piccolo verme! Ora mi darai ciò che mi spetta!- Ma Legato si voltò indietro e cominciò a correre per cercare di sfuggirgli. Correva a più non posso, ma Trevor era veloce. Alla fine lo raggiunse e lo prese da dietro, facendolo cadere per terra. Trevor si accavallò su Legato:- Ah ah! Finalmente sei mio! Quanto ho atteso questo momento. Questa è d'avvero una notte fortunata. -
Il piccolo Legato urlava:- Lasciami, lasciami! Non mi toccare!-
-Quante storie!- Esclamò Trevor - Vedrai che piacerà anche a te. - E cominciò a toccarlo in quel modo che Legato detestava con tutto il suo essere.
Lacrime di disperazione cercavano prepotentemente di uscire dai suoi occhi, ma lui si trattenne, non voleva piangere assolutamente.
Per quanto si sforzasse, il suo potere non poteva nulla contro Trevor e disperato implorò, con la sua mente, l'aiuto di Knives:- Mio signore aiutatemi, mi fa male, per favore aiutatemi non abbandonatemi!- Ma Trevor continuava indisturbato a palpare il corpo del bambino.
Legato pensò:- Perché non mi aiutate? Si, in fondo è la punizione giusta per avervi abbandonato facendovi soffrire in quel modo. -
Si era ormai rassegnato a subire quella atroce violenza quando udì un colpo di pistola. Il proiettile sparato da quell'arma colpì Trevor ad una spalla.
- Aghhh!- Urlò l'uomo, e ricadde a terra, su un fianco, lasciando libero il ragazzino. Legato si voltò e vide Mac Farlane. L' uomo reggeva in mano la "Long Colt 45 Magnum" nera di Knives! Anche Trevor riconobbe l'arma.
- Maledetto bastardo!- Urlò lo scienziato- Legato! Allontanati subito da lui!-
Il piccolo non se lo fece ripetere due volte, si alzò e immediatamente di allontanò da Trevor che era rimasto a terra dolorante. Mac Farlane, puntando ancora l'arma sull'uomo si avvicinò a lui a passo lento :- Brutto bastardo! Verme schifoso! Come puoi essere così viscido da tentare di violentare un bambino?! -
- Aspetta! - Disse Trevor - Non uccidermi ti prego!-
- E perché non dovrei!? Gente come te non merita di vivere! Dimmi, quanti altri bambini hai seviziato, rovinando per sempre le loro vite? Spregevole mostro senza scrupoli!
- Non uccidermi, ti prego, non farlo!-
Il viso di Mac Farlane era furente
- E quanti bambini ti avranno implorato di non far loro del male, eh!? Ma tu te ne sei infischiato, soddisfacendo i tuoi più bassi istinti! Beh! Lo sai che ti dico, vai all' Inferno!
- No!!-
Un colpo partì dalla pistola e centrò in pieno la fronte di Trevor che ricadde a terra morto. - All' Inferno, maledetto!- Ripeté e finalmente abbassò la pistola. A causa della forte emozione Mac Farlane respirava affannosamente. Si voltò per cercare Legato che era rimasto fermo a guardare tutta le scena. Gli sorrise. - E tutto finito, piccolo. Non ti farà più del male e non lo farà più a nessun altro bambino. -
Legato, corse incontro allo scienziato e lo abbracciò forte, singhiozzando. Mac Farlane, lasciò cadere la pistola ed inginocchiandosi a terra, a sua volta abbracciò il piccolo.
- E' tutto finito!- Ripeté

Non era ancora l'alba quando i due, sul furgone, lasciarono l'impianto di Pittsburgh City. Mac Farlane aveva fatto tutte le riparazioni e rifornimenti necessari per il viaggio.
Il piccolo Legato subito dopo la partenza, si era addormentato accanto alla capsula di Knives. Prima di addormentarsi aveva detto allo scienziato che era felice, perché il suo signore lo aveva difeso nonostante lui lo avesse abbandonato. Infatti Mac Farlane aveva usato la pistola del plant per difendere il bambino dall'aggressione di Trevor e per lui era stato come se Knives avesse ascoltato la sua richiesta d'aiuto. Naturalmente aveva ringraziato anche lo scienziato, ma Knives era sempre Knives! Mac Farlane sorrise. La fiducia che Legato riponeva sul plant era veramente incrollabile.
Imboccò la strada per il deserto mentre i due soli, lentamente, si alzavano a salutare il nuovo giorno.


Capitolo 5

Da quando si erano lasciati alle spalle Pittsburg city erano passati tre giorni. Il viaggio procedeva tranquillamente: Legato non aveva più fatto cenno a quanto era successo nella piccola cittadina, ed aveva riacquisito quella sua aria da adulto freddo e impassibile, salvo che, adesso, alcune volte amava addormentarsi a fianco di Conrad. Non chiedeva gesti d'affetto o di partecipazione...forse lo avrebbero persino infastidito...Si sedeva accanto a lui senza dire niente, appoggiava il capo sulla sua spalla e si addormentava. Il medico lo lasciava fare e rimaneva a guardarlo, senza mostrare alcuna reazione che potesse incrinare quel rapporto di fiducia così delicato, e solo quando il bimbo già dormiva profondamente gli dava la buonanotte accarezzandogli i capelli...
...
Mec fralene non aveva mai avuto figli...non sapeva come comportarsi coi bambini...In verità, anzi, non aveva mai pensato di averne, credendo che avrebbe dedicato la vita solo al progresso della scienza...e adesso che quella scienza non gli importava più come allora...adesso che sentiva che nonostante tutto non gli sarebbe dispiaciuto avere avuto una vita normale, capiva che non era più possibile...
...Ma sì...la sola chance di cambiare strada, di fuggire da tutto ciò, anche se questo avesse significato morire di stenti su un pianeta in estinzione, l'aveva persa cento anni prima, nel momento in cui aveva perso la sua innocenza, la sua fiducia nella gente e il suo migliore amico...
...Anche con lui, a volte, la notte, tolti i camici da lavoro, stavano seduti accanto, a guardare le stelle, ai piedi delle grosse navi, dove fervevano tutto il giorno i preparativi per l'esodo, e a quell'ora c'era un silenzio quasi innaturale...Nella nave madre c'era anche il laboratorio del dottor Stewart, lo scienziato incaricato degli esperimenti e loro superiore...lì, una luce rimaneva sempre accesa...Stewart era un uomo inquieto, dormiva assai poco, e spesso lavorava fino all'alba...
- Sai...quando guardo questa devastazione...non riesco a credere che la terra si sia davvero ridotta così...Gli uomini...sono arrivati ad auto distruggersi...Chissà se è giusto darsi tanto da fare per salvarli dalla catastrofe... -
- ...Non possiamo farne una ragione di condanna, Bill. Gli uomini sono solo...tanto fragili...Sarebbe come incolpare dei bimbi che si azzuffano...E poi...io credo che si debba sempre dare una seconda chance...lo ripete sempre anche Rem! -
- Ehi, givanotto! Ma tu sempre a Rem pensi? -
- ...è naturale...Lei...mi ha restituito la voglia di vivere....E poi...è bellissima! No? -
- Già...questo è vero!! Ahah! -
Il profilo di Alex alla luce della luna appariva ancora più pallido di quello che era, ma i suoi occhi color del mare brillavano visibilmente ogni volta che faceva il nome della sua ragazza...L'aveva conosciuta l'anno prima, in ospedale, dove era andato per la solita visita di controllo...Era da tempo che era molto malato...era stato contaminato dalle radiazioni che stavano distruggendo la vita sul pianeta, e non sapeva quanto avrebbe vissuto...Lei lo aveva visto uscire dalla stanza del medico e gli aveva offerto un fiore rosso...Andava lì tutte le settimane, e portava fiori rossi alla gente...Diceva che li coltivava nel suo giardino, anche se ormai i semi non attecchivano quasi più...
Alex, ormai, aveva raccontato quella storia a mezzo mondo...
- ...Tu la ami molto, vero? -
- Certo! -
- ...E...e ascolta...Sei sicuro di quello che fai? -
- Naturalmente...perchè me lo chiedi? -
- ...Beh...se l'esperimento riuscisse...forse tu potresti guarire...Ma se andassimo incontro a un fallimento... -
- Non voglio pensarlo, Bill. Non lo posso pensare. Mi fido di Stewart, e poi...Voglio che Rem abbia un futuro...voglio che possa pensare ad una famiglia, a dei figli...Io...nelle mie condizioni attuali...non potrei garantirle niente di tutto questo... -
- Ma non hai mai pensato...a cosa succederebbe se dovesse perderti? -
- Ehi! Cosa vai a pensare? Stai tranquillo! Non succederà!...Sono uno scienziato: so bene a cosa vado incontro...e ti ripeto che ho fiducia in te, in Stewart, e nel progetto! Tu no? -
- Io...ecco...sì...certamente... -
Il dottor Alex Severem aveva allora ventisette anni. Era un giovane alto ed esile, dal sorriso gentile, aveva biondi capelli spettinati, due occhi sognanti e profondi e occhiali tondi da vista sul naso...La sua affabilità fiduciosa e i suoi modi calorosi rendevano difficile alla gente non affezionarsi a lui...e Conrad, infatti, gli era affezionato da sempre...
- Ricordati ...Lo spirito di sopravvivenza è una forza che niente può contrastare...La voglia di vivere che salverà me, salverà anche l'umanità...e la guarirà dai suoi errori...lo sento... -

***

- Dottor Conrad?!...Dottor Conrad?! -
La piccola mano di Legato gli stava scrollando la spalla
- Oh...buon giorno! - bisbigliò il medico sgranchiendosi la schiena - abbi un attimo di pazienza, e ci mettiamo subito in marcia... -
- ...Dottore...perché lei piange nel sonno? -
- Io?...Piangere nel sonno?...Ma che dici? -
Legato lo fissò con due occhi seri seri - ...poco fa, mentre dormiva, stava piangendo...Io...non avevo mai visto un adulto piangere...Ero curioso...e sono stato a guardarla un po'... -
- Ah, non è nulla - scrollò le spalle lui, sorridendo - Avrò fatto un brutto sogno!...Tu non fai mai brutti sogni? -
Il bimbo annuì - Sì, molto spesso. Ma il mio signore mi sta insegnando a non farlo! -
- Knives ti sta insegnando a...non sognare? Ma non è possibile...è...un processo inconscio! -
- Il mio signore dice che si sognano le cose che ci emozionano...Per smettere di sognare basta smettere di emozionarsi!...Non sono ancora molto bravo, ma se mi metto di impegno ci riesco! -
Il dottore non aggiunse niente...Cominciava a capire il senso degli insegnamenti che il plant aveva impartito a quel ragazzino...Ciascuno dei suoi comandi era un colpo rivolto a una di quelle che egli considerava debolezze umane...sensazioni...paure...ricordi...
- Legato, voi mangiare qualcosa? -
- Volentieri. Ho già scaldato il latte... -
- Accidenti... sei un ragazzino che sa arrangiarsi! -
- E' naturale...- spiegò lui - Dopotutto...dovrò assistere il mio signore per chissà quanto tempo...e, quando lei non ci sarà, dovrò essere in grado di badare a me stesso! -
- E...e perché non dovrei esserci? - fece il dottore, intimidito
- Si ricorda cosa le ho detto? - sentenziò il bambino, serio, pur mantenendo sulle labbra un debole sorriso - Lei è qui per salvare il mio signore...Se a Knives succedesse qualcosa, lei ne pagherebbe la conseguenze...Ma una volta che lui sarà al sicuro, nessuno le chiederà di restare...salvo...diversi comandi da parte Sua...Dunque...una volta sistemato tutto sarà libero di andare a viversi la sua vita come meglio crede... -
- E tu, invece? -
- Anche questo gliel'ho già detto. Starò accanto al mio signore finché non si sveglierà....E poi...devo pensare alle sue piante -
Versò delicatamente il latte nella tazza del medico e poi nella propria, cominciando a soffiare sul fumo caldo
- le...le sue piante? -
- Sì. Il mio signore ama le piante...grazie al geo plant che ha realizzato, ha creato un giardino bellissimo...Rimarrebbe molto deluso se dovesse svegliarsi e non trovarlo più come è adesso! -
- Ma pensa...Knives è un ecologista! -
- Dice che le piante sono esseri belli e forti...Dice che valgono molto più degli uomini -
A queste parole il medico si incupì
- E tu... - chiese - pensi lo stesso? -
- Naturalmente. Il mio signore non mente mai... -

Il viaggio procedette da allora in poi senza altri inconvenienti, finché, finalmente, il dottore vide in lontananza una macchia verde brillante spiccare sullo sfondo sabbioso e omogeneo della landa deserta - Siamo arrivati - disse Legato, che, pur rimanendo sul retro accanto al plant, aveva percepito lo stupore improvviso nella mente del dottore.
- Dove siamo? -chiese Conrad
- Non troppo lontano da Dimitri - spiegò il bambino - Ma nessuno si avventurerebbe in questa zona...i soffioni sotterranei rendono la traversata molto pericolosa...se non ci fossi stato io ad indicarvi la strada giusta, probabilmente non ci sareste arrivato vivo... -
Il medico fermò il mezzo, e Legato scese e lo raggiunse all'esterno - Quello che vedete - disse - è un giardino formatosi con l'ausilio dell'impianto sotterraneo...Gli umani non sono capaci di sfruttare le potenzialità della tecnologia perduta...in realtà, queste strutture erano fatte esattamente per questo...per rendere abitabile un luogo ostile come il nostro pianeta... - Il dottore lo sapeva bene: lui stesso aveva contribuito alla creazione di una simile tecnologia, ma lasciò parlare il bambino, curioso di sapere quanto e come Knives lo avesse messo al corrente di tutto ciò - Il mio signore... - proseguì il piccolo - passava molto tempo a realizzare geo plant come questo...ce ne sono anche altri, in altri luoghi che abbiamo visitato...Ma qui...gli piaceva di più...l'impianto poteva permettere la creazione di una vera a propria oasi...Sapete, qua sotto è nascosta una delle navi del seeds...una delle più grandi e meglio attrezzate della flotta...Knives ed io ci abbiamo vissuto parecchio...A lui... - e si fece sfuggire uno sguardo triste - piaceva stare seduto sull'erba...Mi raccontava le cose...e mi insegnava a usare i miei poteri...-
Trasportarono la capsula all'ombra delle piante, sul limitare della voragine che si apriva nel mezzo del giardino e portava alla nave sotterranea. Conrad si calò al suo interno, per controllare le condizioni dell'impianto e studiare il sistema migliore per trasportarvi senza rischi il corpo del palnt. - E' tutto perfetto - echeggiò la sua voce dal fondo - pare che non ci saranno problemi, Legato. L'impianto è ottimale per tenere in vita Knives senza alcun rischio! -
Il bambino sorrise, affacciato sul buio della voragine...poi tornò verso la capsula, e appoggiò di nuovo dolcemente le mani sul vetro - ...E' andato tutto bene, avete visto?...Vi ho riportato a casa, mio signore... -
...La voce di Knives tornò dolcemente nella sua memoria..."Visto?...Questa ora è la tua casa...."
...Era stanco e stupito, quella sera, quando erano arrivati lì...Ricordava i suoi sentimenti confusi...il mistero di quell'uomo che però lo affascinava tanto...e che gli aveva offerto la sola chance per andarsene di lì..."Sei sorpreso?...Già...probabilmente non avevi mai visto delle piante come queste...Ma è naturale che non ne nascessero nel luogo in cui hai vissuto...gli uomini non le meritavano...Vedi? per far posto alle piante bisogna far sparire la gente...o almeno...tenerla molto lontano...ahah!!!"...
Quel misterioso uomo dal volto lunare aveva portato anche lui lontano dalla gente...lo avrebbe tenuto lontano dalla gente che non lo meritava come le sue piante...Si era preso la sua vita perché non venisse sprecata o male utilizzata...
...
- Che cosa vuoi, straniero! -
- Levati dai piedi se non vuoi cercare guai! -
- E abbassa quell'arma! Non volgiamo altri cadaveri, per oggi! -
Le voci dei paesani si sovrapponevano in un vocio sconnesso. Il giovane biondo non rispose, ma, con passo deciso, si fece largo tra la folla e, piegatosi su un ginocchio, si avvicinò al piccolo Legato. Una voce senza tono, ma piana e serena, parlò alla mente del bambino - La vita umana è sopraffazione e sofferenza, piccolo, e gli umani sono stolti e crudeli. Lasciali, e vieni con me... -
Legato alzò a fatica la testa e incrociò gli occhi dello sconosciuto...com'era possibile? Quell'uomo usava il suo stesso potere? Anche lui sentiva i pensieri della gente?...Lo guardò a lungo con gli occhi sgranati, sforzandosi di tenerli aperti nonostante il sangue gli colasse dalla fronte.
La mano del giovane sfilò allora da una tasca un fazzoletto, ed andò con delicatezza a pulire il viso sporco e ferito del bimbo...La gente del paese aveva fatto crocchio attorno a quella scena silenziosa...
"Il mio nome è Millons Knives...Vuoi alzarti, adesso?"
Knives porse una mano a Legato, e si fece di nuovo strada fra gli astanti.
- Dove credi di andare!? Quella pulce è un assassino! Deve pagare per quel che ha fatto? -
Il palnt li ignorò, e procedette
- Fermati bastardo! Chi ti credi di essere??? -
Un colpo di pistola sibilò alle spalle di Knives e gli passò vicinissimo alla testa. Egli estrasse la sua arma, e, senza neppure voltarsi, premette il grilletto andando a perforare la gamba dell'assalitore.
- Ah! Mi ha colpito! Figlio di... -
Un altro colpo volò come un lampo, e l'arma di uno dei cittadini roteò per aria ancora prima che il proprietario potesse prendere la mira.
- Inetti - mormorò Knives - Da solo potrei farvi sparire tutti in un istante...e portarmi via questo bambino senza render ragione ad altro che a un mucchio di cadaveri...Tuttavia...voglio insegnare a voi e a lui quanto siano stupidi e inconsistenti quei legami che gli uomini hanno inventato per sentirsi migliori delle bestie...-
...
- Voi dunque...vorreste portarvi via mio figlio? -
Knives stava in piedi in mezzo alla piccola stanza disordinata e semi buia...i suoi capelli biondissimi e quegli occhi innaturalmente azzurri sembravano fuori luogo in quello squallido posto...
Il padre di Legato sedeva scomposto su una sedia, aveva bevuto molto e l'odore di vino si sentiva in tutta la stanza. La madre stava con la schiena curva in un angolo e non faceva parola.
Il bambino restava impassibile poco dietro allo sconosciuto, concentrato sul dolore forte che gli indolenziva tutto il corpo...quasi estraneo a tutto e tutti...persino a quei due uomini che contrattavano come se nulla fosse sulla sua persona, sul suo futuro, sulla sua vita...
- Si. Vorrei portarlo con me -
- Perché vi interessa tanto?...- chiese il padre in una risata isterica - Piacciono anche a voi i ragazzini? -
- No - fece, brusco, Knives - Mi piace il suo potere -
- Ma guarda guarda...- fece l'uomo, interessato a cavare qualche vantaggio dalla faccenda - Beh...francamente...non vorrei farne un problema...Ma...come vedete...noi siamo molto poveri...il piccolo mi dà una mano in casa...svolge qualche lavoretto...Insomma...dopotutto serve all'economia della famiglia... -
- Facciamola breve - tagliò corto Knives - Vi pagherò quanto chiederete. Ma a una condizione: nessuno di voi dovrà mai più cercarlo o anche solo ricordarlo. Farete come se fosse morto. Anzi, come se non fosse mai esistito, pena la mia vendetta. Voglio che la vita di questo ragazzino, compresi i suoi poteri, il suo passato, il suo nome, appartengano esclusivamente a me. -
Legato alzò la testa, e fissò a lungo l'uomo biondo che, messo di fronte allo squallido volto di suo padre, alla mestizia crudele di sua madre, sembrava ancora più austero e affascinante...
"Vedi quanto valgono i legami di sangue degli esseri umani?" lo raggiunse la sua voce nella mente "Ricorda bene questa lezione, e fanne tesoro"
- Allora siamo intesi - fece il padre, dopo aver scambiato poche parole con la moglie - cinquecentomila doppi dollari e potete farne quel che vi pare! -
- Cinquecentomila mi sta bene - fece Knives, estraendo il denaro da una tasca - Andiamo, piccolo -
porse una mano a Legato, e lui, senza pronunciare sillaba né di domanda, né di protesta, né di saluto, gli diede la sua e lo seguì fuori dalla casa.
A lungo rimase come muto...camminando stordito accanto al plant...solo dopo alcune ora che stavano in silenzio, trovò la forza di alzare il capo verso di lui e aprire bocca - ...come...come mai... - sussurrò. Quella voce ad un tempo dolce e impassibile lo raggiunse di nuovo nella testa "Non devi chiedermelo con le parole...Io leggo il tuo pensiero...Con me, non avrai più bisogno di comunicare come fanno gli umani...Percepisco con chiarezza tutto quel che senti...e appena avrai imparato, anche tu riuscirai a conoscere le mie esigenze, senza bisogno che ti domandi nulla..." Legato lasciò quelle parole entrare nella sua mente...era dolce, in quel momento, poter essere sentiti senza doversi sforzare di parlare...la sua voce...era così tremante e debole "Vuoi sapere perché ho fatto questo, vero?...Certo, è giusto che tu voglia avere delle risposte. E allora, ascoltami bene...." si fermò, si piegò su un ginocchio e appoggiò le mani sulle spalle del bimbo, fissandolo diritto negli occhi "Io non sono un essere come gli altri. Io sono una creatura...molto speciale. Ed ho bisogno di un servitore fedele e degno di stare al mio fianco. Da parte tua, tu non sei un bambino come gli altri...hai un dono speciale che mi piace e mi interessa...Ma non è solo questo...Io detesto dal profondo del cuore la vile razza cui tu appartieni...la loro debolezza, il loro sentimentalismo falso, il loro squallido e insensato attaccamento alla vita anche quando questa è solo sofferenza, la loro gretta bassezza...e quando ho sentito i tuoi pensieri, stamattina...li ho trovati...molto, molto interessanti...Sarebbe stato piacevole starli a sentire ancora un po'...ma se non fossi intervenuto tu non avresti usato il tuo potere per difenderti...e i tuoi compaesani ti avrebbero di sicuro ucciso...Mentre...invece...io avevo bisogno di te, vivo" Legato ascoltava quella voce piana accarezzare il suo pensiero...il volto di Knives non aveva avuto neppure un inclinazione, un sorriso, un mutamento...continuava a fissarlo immobile e senza espressione "...Da quest'oggi, tu sarai il mio servitore: mi seguirai dovunque io voglia andare, e io ti insegnerò ad usare quel dono speciale che possiedi...Siano chiare poche cose: non ti prometto nessun tipo di felicità, perché gli umani non ne sono degni...ma ti insegnerò a non sentire la sofferenza...Questo, ti renderà molto superiore ai tuoi simili, più di quanto tu già non lo sia...Ricorda sempre che io disprezzo i sentimenti umani: non dovrai mai provare per me nessuno di questi, come io non ne proverò per te...ma se tu ti comporterai come ti chiederò, potrai riporre in me la tua completa fiducia, e ti permetterò di vivere un'esistenza che sarà di certo migliore si quella che avresti comunque condotto. Ma tu dimenticherai quello che sei stato, ogni cosa, il tuo passato, le tue origini, il tuo nome: io ti ho salvato la vita, ma questa tua vita, da adesso, apparterrà a me..."
....
Si era preso la sua vita...la sua vita adesso gli apparteneva, ma non importava...non importava che ne avrebbe fatto...andava bene così...Si sentiva del tutto indifferente...insensibile...no...quasi sereno...sarebbe rimasto con quell'uomo...per sempre...per sempre...andava tutto bene...